Ca’ Pesaro

Affacciato sul Canal Grande, Ca’ Pesaro fa parte dei capolavori dell’architetto Baldassarre Longhena (leggi l’articolo sulla Basilica della Salute, altro capolavoro del Longhena), il più geniale del suo tempo. Dalla mole imponente, con un roccioso bugnato alla base, Ca’ Pesaro domina un bel tratto di Canal Grande. Il suo fianco corre alto sul Rio delle Due Torri, chiamato così in memoria delle torrette che si levavano ai lati del più antico palazzo dei Pesaro, un edificio Trecentesco incorporato nel rifacimento.

 

Il palazzo

I lavori iniziarono nel 1628, sulla base di tre edifici che i Pesaro acquistarono rispettivamente dai Contarini, dai Morosini e dai Trevisan. Giovanni, futuro doge, e Francesco pensarono di ricostruirli secondo la moda del tempo decisero di farne uno unico. Il palazzo era stato costruito con quattro logge al piano terra che, nel Settecento, rimasero tre, a seguito di lavori.

La veduta della facciata sul Canal Grande (Foto: archivio personale)

I due edifici più vicini al Canal Grande vennero unificati secondo un progetto, conservato al Museo Correr, di Baldassarre Longhena. Quando il grande architetto morì, continuò il suo discepolo, il Gaspari. Il pian terreno del palazzo fu utilizzato per l’atrio che si affacciava direttamente sul Canal Grande. Dal centro della dimora, un sontuoso scalone si snodava fino al secondo piano, dando accesso sia al portego sopra l’atrio, sia alle stanze di abitazione, disposte lungo i canali fiancheggianti il palazzo. Il vano-scala e la facciata principale prevedevano un secondo piano, non realizzato subito.

Il Longhena ricostruì e rimodernò, com’era richiesto dai committenti veneziani, ma cercò anche di conservare quanto più possibile: le fondazioni sul Canal Grande sono ancora quelle del palazzo delle Due Torri. Le pareti, sotto i nuovi intonaci e le nuove decorazioni, sono ancora quelle medievali. La morte del Longhena portò alcune innovazioni che, in alcuni casi, non legavano con quanto fatto fino a quel momento. Spiacevoli dislivelli, proporzioni diverse, ritmi artistici interrotti, colonne tozze.

Nel 1830, estinti i Pesaro, il palazzo viene ereditato dai Gradenigo. Poi lo acquisto il duca La Masa. Nel 1889 la duchessa Felicita Bevilacqua-La Masa lo regalò alla città di Venezia affinché venisse utilizzato come spazio artistico. Prese posto dal 1902 la Galleria d’Arte Moderna.

 

Cenni storici

La famiglia che l’ha fatto costruire possedeva il palazzo del Duca di Ferrara, noto oggi come Fondaco dei Turchi e quello che oggi chiamiamo Fortuny, in campo San Beneto.
Ai tempi d’oro, dal Trecento al Cinquecento, i Pesaro trafficavano ovunque, soprattutto in Inghilterra. Possedevano navi, gestivano grossi capitali e rivestivano importanti cariche civili e militari. Un esempio? Benedetto, capitano generale da Mar, che vediamo all’interno della chiesa dei Frari mentre brandisce lo stendardo d’oro. Non trascuravano nemmeno il mecenatismo, da gran signori quali erano. Jacopo Pesaro, vescovo di Pafo, uomo di mare e di guerra, si fece ritrarre da Tiziano con in pugno lo stendardo della Chiesa. In seguito, commissionò sempre a Tiziano una bellissima pala, conservata ai Frari, in cui compare assieme ai potenti membri della casata.

 

I Pesaro: una famiglia ricca di sorprese

Le pecore nere

Il procuratore di San Marco, Leonardo Pesaro, nipote del doge Giovanni, morto nel 1659 e sepolto ai Frari, si fece costruire il palazzo dal Longhena. Il doge rimase vedovo in tarda età e sembra sposò la sua governante, una certa Maria Santasofia. Il matrimonio sollevò molte perplessità, che si aggiunsero alle già accuse che indicavano Giovanni come un ladro. Tali accuse gli impedirono un paio di volte di diventare doge. Ma i danni maggiori li aveva procurati suo fratello, ser Leonardo, un disgraziato che compiva efferati omicidi senza motivo. Assieme ad un gruppo di giovani patrizi malvissuti come lui, derubava, rapiva le ragazze, bastonava a sangue la gente. Ma essendo parte della famiglia Pesaro, i Dieci sorvolavano sempre.

 

Qualcosa destò i Dieci, finalmente!

 

Il 28 febbraio 1601, si presentò un gruppetto di giovani a casa della cortigiana Lucrezia Baglioni. Lucrezia si stava preparando per uscire con il suo amante, Polo Lion, per recarsi ad una festa di nozze a palazzo Minotto a San Pantalon. Il giovanotto chiese alla cortigiana di poter assaggiare con lei qualche buona bottiglia della sua cantina, ma Lucrezia cercò di mandarlo via. Lui insistette e la donna, che sapeva chi era, chiamandolo per nome, ser Leonardo, gli disse che sapeva di aver a che fare con un bravo capace di tutto, ma nonostante ciò lo mando via.

 

Durante la festa, a fianco della cortigiana si sedette un uomo mascherato che sussurrò all’orecchio della donna “Signora, il bravo è qua!” Poi urlò la medesima frase, facendosi sentire da tutti, anche ser Polo Lion che gli chiese se era matto. Ser Leonardo si dileguò, ma non per molto, tornò più tardi con i suoi compagni di violenze. Accadde di tutto. Ser Polo Lion venne accoltellato e morì tra atroci sofferenze. Molti sopperirono quella notte, il gruppetto di violenti compirono una strage.

 

E quelle bianche…

Francesco Pesaro, procuratore di San Marco, visse in anni più recenti, agli estremi della Serenissima. Era un uomo di cultura che lottava contro l’infausta politica dell’apeasement. Francesco Pesaro sperimentò con successo il volo del pallone aerostatico in laguna.

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