Gli ebrei a Venezia

In qualche articolo addietro, vi ho parlato del ghetto ebraico e del museo relativo alla cultura ebraica. Oggi, invece, vorrei affrontare l’argomento relativo agli ebrei a Venezia.

Sappiamo che, da quando iniziò il suo dominio sui mari, Venezia accolse ed ospitò moltissime comunità di stranieri. Con molti commerciava, ad altri offriva la sua protezione. I veneziani accettarono questa moltitudine etnica che avrebbe dato un valido contributo allo sviluppo della città.

La comunità senz’altro più numerosa, assieme a quella greca, fu ed è quella ebraica: ora accettati, ora allontanati, a seconda dell’accanimento religioso, gli ebrei si stabilirono a Venezia. Fin dal XII secolo, la Serenissima decise di assegnargli una località, come aveva fatto anche con altre comunità. Gli fu dunque concessa l’isola di Spinalunga, ossia la Giudecca, chiamata in seguito così perché vi abitarono i giudei. Verso la metà del 1500, il Senato concesse alcuni isolotti a Cannaregio, dove c’erano le fonderie della Serenissima prima che venissero trasferire all’Arsenale.

Qui si gettavano i cannoni per essere fusi e fu così che la storpiatura della parola “getto” divenne ghetto.

Gli ebrei a Venezia e le altre interpretazioni della parola Ghetto

Va infatti detto che altre fonti affermano che ghetto derivi dal talmudico “ghet” che significa separazione, oppure dall’ebraico medievale talmudista “get” o “gita” che significa ripudio. 

La Serenissima e gli ebrei a Venezia

La Repubblica non fu mai tenera con gli ebrei, ma gli permise di commerciare e di praticare il libero esercizio della medicina, campo nel quale eccellevano.

Ma vennero assoggettati a molte restrizioni, come la chiusura dei portoni del ghetto e anche quella di non poter circolare per la città durante le feste cristiane. 

Ma nonostante tutto il ghetto prosperò e trovò il modo di ingrandirsi…verso l’alto, come abbiamo visto nell’articolo relativo al ghetto. Eh sì, perché, bisognosi di spazio, gli ebrei si ritrovarono ad aggiungere piani su piani alle loro case, costruendo così palazzi dalle dimensioni ardite. Finché il governo veneziano permise alla comunità ebraica di abitare anche nel resto della città, a patto che non si erigessero delle sinagoghe.

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Gli strani libri del giardino di Melchisedec

Oltre il sottoportici, c’è una piccola corte e, di fronte, un portone sgangherato e sbilenco. Tra le fessure delle tavole, è possibile scorgere un giardino. Un giardino segreto! 

Corto Maltese, durante le sue visite a Venezia, veniva a salutare un suo grande amico, il dottor Melchisedec e sua nipote Ester. Abitavano qui, infatti. E fu proprio in questo giardino, nella parete rivolta ad est, che, dietro ad alcune pietre disposte in modo strano, il vecchio studioso scoprì due “libri illeggibili”, ossia il Liber Mutus e le tavolette di Naacal. 

Erano libri che parlavano di continenti perduti e di popoli che venivano da mondi lontani. Questi libri erano stati nascosti molto tempo prima da un bizzarro personaggio ebreo-spagnolo Joserf Nassì. Egli dovette fuggire repentinamente perché accusato di ben due fatti, ossia spionaggio per conto dei turchi e di aver provocato un terribile incendio all’Arsenale. 

 

Consiglio questa splendida guida per una visita insolita e curiosa di Venezia. Girovagare per la città in compagnia di Corto Maltese è un grande privilegio!

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