I canali interni di Venezia

I canali interni di Venezia costituiscono una rete aggrovigliata con incroci, anelli e biforcazioni tali da renderne difficile un censimento. I rii non hanno quasi mai un inizio ed una fine ben determinati. Spesso cambiano nome pur presentandosi come un lungo canale rettilineo, in altri casi, invece, mantengono lo stesso nome anche se cambiano direzione.

Diversi autori riportano diversi numeri: chi sostiene che i rii siano 132, chi 167, chi 174 ma sembra che attualmente la loro lunghezza, se sommata, raggiunga 37,2 chilometri. In realtà, sembra siano 176, compresa l’isola della Giudecca.

Adiós, romanticismo!

Con quello che vi sto per raccontare, l’innato romanticismo che si prova pensando a Venezia se ne va in uno schiocco di dita. Immaginate una gondola che solca placidamente le calme acque di un rio mentre il gondoliere magari sta cantando i versi della Gerusalemme Liberata del Tasso. No, forse i versi della Gerusalemme Liberata non si sentono più ormai, che peccato. Era una gran bella tradizione, purtroppo dismessa. Ad ogni modo, una coppia di giovani innamorati si sta godendo il dolce dondolio della gondola mentre il gondoliere voga imperturbato lungo un canale interno di Venezia sul quale si affacciano bellissimi palazzi e scorrono romantiche fondamenta.

Il tour giunge al termine, il ragazzo scende e aiuta la fidanzatina vestita di tutto punto a scendere dalla gondola. Bene, chi glielo dice che hanno appena attraversato una fogna? Eh sì, i rii, quei romanticissimi viottoli acquatici, i canali interni di Venezia che scorrono nella città come vene e arterie, altro non sono che la rete fognaria di Venezia. Romantico, no?

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Eppure costituiscono un raro esempio di impianto di depurazione. Funzionano come rete di raccolta, da sedimentatori primari, da vasche biologiche e da sedimentatori finali dei liquami trattati. Inoltre, grazie all’elevata concentrazione salina delle acque della marea entrante, sono in grado di eliminare gran parte dei microrganismi patogeni presenti nei liquami. Insomma, le maree svolgono un’azione di lavaggio forzato che, due volte al giorno, trasporta lontano in mare i prodotti solubili. Ovviamente, affinché questo sistema naturale continui a funzionare, ogni qual tanto vanno rimossi i fanghi depositati sul fondo.

I canali scomparsi…

Quando camminate per Venezia, fate caso ai rettangoli bianchi che riportano i nomi delle “vie” (calli): vi capiterà di leggere l’indicazione “rio terà” che significa “canale interrato”.

Infatti, confrontando una mappa attuale della città con una del Seicento, ad esempio con quella pubblicata da Alessandro Badoer, si può notare come manchino all’appello un po’ di canali. Nello specifico, mancano 46 rii. Solo 33 sono stati interrati dopo la fine della Serenissima, nel 1797.

Il motivo?

In soldoni, si voleva uniformare Venezia alle altre città di terraferma, dotandola magari di tranvai a vapore e comode carrozze.

Nel periodo di dominazione austriaca, dal 1797 al 1806 e dal 1814 al 1866, vennero interrati 25 canali interni di Venezia, alcuni molto importanti dal punto di vista della viabilità acquea e del funzionamento della rete fognaria.

…e quelli nuovi

Ne vennero interrati ma ne vennero anche realizzati di nuovi. In proporzione, però, decisamente molti meno. I motivi per i quali furono creati sono, ad esempio, fornire un piccolo bacino per permettere manovre evolutive alle gondole o collegare i rii tra loro. I più noti sono il Bacino Orseolo, dietro Piazza San Marco, che costituisce un grande ormeggio per le gondole ed il Rio Novo. Quest’ultimo rappresenta uno dei più grandi interventi urbanistici attuati nel nostro secolo. Inizialmente era stato chiamato “Rio Piccolo”, in contrapposizione al Canal Grande, in cui si immette. E’ stato previsto per il transito dei motoscafi del servizio pubblico. Ad oggi viene ancora largamente utilizzato dai taxi acquei ma non dai mezzi del servizio di trasporto pubblico di linea Actv.

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