I nizioleti (parte II)

I nizioleti parte II, altrimenti detta “a volte ritornano”, vi presenta altre curiosità legate alla toponomastica della città. Abbiamo visto cosa sono i nizioleti (qui l’articolo) e raccontato del becher (salumiere) Biasio, assassino di bambini, del Ponte dei Squartai, luogo in cui venivano esibite le membra squartate dei giustiziati e di altre curiosità storiche.

Con la seconda parte scopriremo i nizioleti del vizio del gioco, che teneva in pugno i ricchi veneziani, della prostituzione (che già abbiamo visto nella I parte de “I nizioleti”) come parte integrante della quotidianità e del Gaffaro, chi era costui. Tutto ciò che è accaduto durante il governo della Serenissima ha contribuito a nominare calli, ponti, fondamenta, rive, campi e campielli di Venezia intitolando un nizioleto a memoria di un fatto, di un personaggio, di un’arte o una mansione.

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PONTE DEI PUGNI

Nicolotti e Castellani rappresentavano le due fazioni di Venezia. Si battevano sul Ponte dei Pugni dove, ancora oggi, sono visibili le orme che stabilivano il punto di posizionamento sul “ring”. I castellani erano carpentieri della Venezia sud mentre i nicolotti pescatori della Venezia nord.

SOTOPORTEGO DEL CASIN DEI NOBILI

O eri un nobile o non entravi. Anche se poco nobile era l’uso che se ne faceva. Una notte del 1565, un tizio, giocando, perse tutto ciò che possedeva, non gli rimaneva più niente. Ma volle comunque un’altra possibilità, sebbene non avesse più nulla da puntare. Si servì dunque della sua dama per poter giocare un’altra volta nel tentativo di riprendersi qualcosa, ma quella sera la sfortuna non lo lasciò. E per quella notte, perse anche la sua dama.

Il 27 febbraio di due anni dopo, si decretò che li redutti de nobili fossero del tutto proibiti a Venezia. Ma in pieno Settecento ve n’erano ancora molti di aperti.

FONDAMENTA DEL TRAGHETTO DEL BUSO

Buso sta per buco e la prima versione che viene in mente leggendo questo nizioleto è che la fondamenta che si chiama così sia molto stretta. Potrebbe essere, certo, ma l’altra versione da cui prende il nome è ben diversa. E molto oscena.

Nella prima metà del Quattrocento, una donna venne malmenata e violentata. Venne decretata la punizione per gli stupratori, affinché non accadessero più fatti del genere rendendo felici donne e mariti. Il popolo, per questi brutti episodi, colpevolizzava l’allontanamento delle prostitute da Venezia che, però, erano state mandate via per il troppo scandalo. Come male minore, furono fatte tornare. Da qui il nome buco, perché quelle signore venivano traghettate in massa verso i loro posti di servizio.

CALLE DEL RIDOTO

Il Ridotto era la casa da gioco più rinomata di Venezia fondata da Marco Dandolo nel 1638. Rimaneva aperta solo durante il Carnevale ed era così rinomata che vi giocavano anche i regnanti in incognito. Nel 1774, constatato che molte famiglie veniva spiantate, la legge dichiarò che il casinò chiamato Ridotto venisse chiuso.

FONDAMENTA DEL GAFFARO

Nel 1500, in questa fondamenta, viveva la famiglia Gaffaro. Jacopo Filiasi, autore di “Memorie dei venti primi e secondi”, spiega in maniera suggestiva la storia di questa famiglia.

Sembra che Gaffaro sia una storpiatura di Gaffer, titolo che gli arabi davano ai loro capi e che in zona vivesse un certo Sia Alì Melouah, chiamato da tutti Gaffer, cristianizzato. Gaffer aveva un fisico davvero infelice ma, nonostante tutto, era follemente innamorato di una bellissima veneziana, Lisa. La corteggiava e il fratello di Lisa, Jacopo, non vedeva di buon occhio questo suo atteggiamento che di certo non nuoceva a nessuno. Eppure, secondo Jacopo avrebbe generato pettegolezzi e, nonostante il padre gli raccomandasse di non fare nulla perché Lisa sapeva badare a sé stessa, egli aizzò la folla contro quel povero arabo dal fisico infelice. La memoria storica qui si perde, si ferma e ci si chiede se Gaffer fu ucciso no. Certo è che da quel momento nessuno sentì più parlare di lui.

 

 

 

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