I nizioleti (parte III)

I nizioleti (parte III) vi presenta altre calli e fondamenta, altri campi e sotoporteghi di Venezia. I nizioleti sono tanti e cercare di descriverli tutti, menzionarli tutti, spiegare la derivazione di ciascuno di loro, richiede diverso tempo. Andiamo per gradi, quindi. Abbiamo visto nei due articoli precedenti, I nizioleti (parte I) e I nizioleti (parte II), alcune particolari curiosità, più o meno cruente, più o meno scandalose, più o meno “normali”.

Nell’articolo I nizioleti (parte III) vi presenterò altri cinque nizioleti. Procediamo quindi alla scoperta della toponomastica veneziana e non solo! Anche della storia e, in alcuni casi, delle leggende che ancora aleggiano nella quotidianità della città lagunare.






CORTE DELFINA

Una storia triste diede il nome a questa corte. Un tempo, un padre si recò dal Signor Cerusico, esponendo il problema fisico del figlio. Il ragazzo, infatti, aveva una gobba e si vergognava a farsi vedere in giro. Tutti lo guardavano additando la sua gobba. Il Signor Cerusico consigliò al padre di far fare del moto al figlio. Spesso, infatti, il moto risolveva molte difetti fisici, pertanto anche la gobba, secondo lui, poteva essere risolta nuotando. Il padre portò quindi il figlio in laguna affinché nuotasse, ma alcuni mesi di nuoto la gobba era ancora lì.

Si diceva però che il ragazzo fosse diventato così bravo che a vederlo nuotare, con quella gobbetta che sporgeva dall'acqua, sembrava un delfino. Il padre, appreso che chiamavano il figlio "delfino", decise che la loro famiglia si sarebbe chiamata Delfina. Fece scolpire tre delfini sopra la loro abitazione e, nel tempo, Delfina venne corrotto in Dolfin.

SOTOPORTEGO FALIER

Un caso eclatante quello del tradimento del doge Marino Falier, cantato poi da Byron e Donizetti. Il doge Falier, asceso al dogado l'11 settembre 1354, fu attivissimo nel commercio, come uomo d'armi e politico. Fece parte del Consiglio dei Dieci molte volte. Ma aveva anche un carattere impulsivo... Si dice, infatti, che quand'era procuratore a Treviso avesse schiaffeggiato il vescovo della città arrivato in ritardo ad una processione.

I patrizi vollero umiliarlo insultando la moglie, così gli venne consigliato di assumere tutto il potere diventando signore a bacchetta. Convocò in segreto alcuni dell'Arsenale affinché mettessero a disposizione uomini e armi per fare a pezzi i becchi gentiluomini. Ma qualcuno cantò, probabilmente sotto effetto dell'alcol, ed il Consiglio dei Dieci lo dichiarò traditore. Fu giustiziato il 17 aprile 1355.

FONDAMENTA DE LA VERONA

Nel 1740, un tale pellegrino Mondelli aveva in locazione una locanda dal signor Pietro Zusto. Pietro, però, non intendeva rinnovare ulteriormente il contratto, perché la locanda era stata ridotta ad uno stato pietoso. La nipote del signor Mondelli, figlia della sorella, cercò di convincere il padrone perché affinché rinnovasse il contratto. Gli disse che avrebbe sistemato la locanda con gusto, l'avrebbe pulita e avrebbe detto ai suoi tanti amici veronesi, che venivano spesso a Venezia, di soggiornare alla locanda.

Il padrone, convinto, decise di rinnovare ancora il contratto al signor Mondelli e riferì che avrebbe chiamato la locanda "de la Verona".

CAMPO SAN FANTIN

Tra il XIV ed il XIX secolo, presso quello che ora è l'Ateneo Veneto, sede di arte e cultura, era la sede della scuola di San Fantin, detta dei Picai, ossia Impiccati. Era una confraternita di assistenza, durante e dopo l'esecuzione fino alla sepoltura dei condannati a morte. I delitti passibili di impiccagione erano soprattutto l'omicidio, il furto, i crimini contro lo stato e le violenze sessuali.

Il condannato veniva fatto sfilare in barca lungo il Canal Grande e l'esecuzione si teneva all'ora "di terza", quella in cui avvenne la crocifissione di Gesù.

CALLE DEI FABBRI

I fabbri a Venezia furono molti e rispettati fin dal XI secolo. Avevano l'obbligo di eseguire a proprie spese i lavori necessari a Palazzo Ducale. Erano maestri in tutta la gamma degli strumenti di lavoro, per ogni attività, anche navale.

Al contempo, erano sottoposti a leggi severissime. Come nel caso di quel fabbro che produsse delle chiavi false per poter rubare ai magazzini delle granaglie. Scoperto il fabbro, lo stesso venne giustiziato pubblicamente con la decapitazione, seguendo il classico iter che spettava a tutti i condannati.

One Pingback

Rispondi