I nizioleti (parte IV)

Eccoci qui con un altro appuntamento con i nizioleti (parte IV). Cosa vedremo quest’oggi? 

Nell’articolo di oggi saranno presenti anche tre importanti ospiti. Sì, perché la toponomastica non è sempre legata ad assassini, cospiratori, fatti o leggende curiose, bensì anche alla cultura, come in tre dei toponimi che vedremo a breve.

Con questo articolo abbiamo raggiunto la quarta serie dei nizioleti, ma le tre precedenti? Le avete viste? Sono consultabili nella pagina “Curiosità veneziane“.

Desidero sempre ricordare con grande ammirazione il noto giornalista veneziano Piero Zanotto, deceduto purtroppo 4 anni or sono,  le cui uscite “I nizioleti raccontano” sono state un valido aiuto nella redazione di questa simpatica rubrica.

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Nizioleti raccontano
Prima serie
Nizioleti raccontano
Seconda serie
Nizioleti raccontano
Terza serie

I nizioleti (parte IV)

CALLE DELLA MORTE

Da brivido, non trovate? Indubbiamente questo nome non invoglia ad attraversare la calle che lo porta. Ma da cosa deriva questo toponimo? Cos'è accaduto affinché la calle prendesse questo nome così cupo ed inquietante? Sentite un po'.. anzi, leggete un po' qui.

Nel 1324 un paio di rapinatori assaltarono il battello postale in arrivo da Fusina. Uccisero tutti, fuorché il battelliere, convinti del fatto che non li avesse visti per via del buio. Qualche giorno dopo, il battelliere credette di vedere uno dei due rapinatori ed informò immediatamente le autorità. Bastò quindi la testimonianza del battelliere per imprigiornare e condannare il biondo bergamasco che, mentre veniva condotto al patibolo, continuava ad urlare che non era stato lui.

Poco dopo l'esecuzione, mentre il boia esibiva il capo decapitato del presunto ladro e assassino, il battelliere si accorse di avere a pochi passi di distanza il vero ladro. Aveva dunque mandato a morte un innocente. Si trattò quindi di un tragico caso di assoluta somiglianza. La giustizia veneziana ebbe troppa fretta di accusare e giustiziare l'uomo, purtroppo in un periodo in cui il brigantaggio dava al dogado preoccupante filo da torcere.

SOTOPORTEGO E CORTE DEL MILION

Per chi conosce Marco Polo non è difficile capire la derivazione di questo toponimo. Infatti, proprio lì sorgeva la casa di Marco Polo. Tornò nella sua Venezia dopo 24 anni, nel 1295, e nessuno lo riconobbe. Assieme al padre Nicolò e lo zio Matteo, organizzò una festa per il ritorno, esibendo anche il tesoro portato dalla corte del Gran Khan. Venne chiamato Marco Milione, proprio per quel ricco tesoro e si diede nome anche alla casa Ca' dei Milioni.

FONDAMENTA FRANCESCO M. PIAVEA

Questa fondamenta si trova a Murano e l'isola veneziana è fiera di questo suo figlio insigne. Francesco Maria Piave fu il librettista di ben dodici opere di Giuseppe Verdi. Sì, c'è da andarne fieri!.

Come nacque la collaborazione tra il Piave ed il Verdi, visto il carattere assai difficile di quest'ultimo?.

Nella metà dell'Ottocento, Venezia era la capitale dell'opera lirica. Il Piave, un po' per bisogno e molto per vocazione, a margine del suo lavoro presso la tipografia Antonelli, scriveva poesie dialettali, sonetti, canzoni per gondolieri, etc. Un giorno, nel 1842, il presidente del Gran Teatro La Fenice, Conte Mocenigo, si complimentò con Francesco Maria per un sonetto scritto in occasione della nascita del figlio del conte. Chiese quindi come poter ricambiare e il Piave esibì la sua ambizione nel poter scrivere il libretto di una nuova opera che Verdi avrebbe dovuto musicare alla Fenice.

Il giorno 8 marzo 1844 va in scena con successo alla Fenice l'Ernani, prima opera scritta da Francesco Maria Piave per Giuseppe Verdi.

PONTE DE LA PIETA'

Ne 1300, circa, una notte una madre lasciò il suo piccolo nella calle vicina al ponte che assunse poi il toponimo "de la Pietà". La madre, malata, lascio il neonato tra urli strazianti e venne raccolto, come tanti altri piccolini, da Fra Pieruzzo d'Assisi. Lo portò al riparo, e occupò così l'ultimo giaciglio disponibile. Fra Pieruzzo d'Assisi, preoccupato per la sorte dei trovatelli, chiese pietà a tutti coloro che avessero potuto dare una mano a sostenere l'orfanotrofio. Sorse così, grazie alla generosità del popolo, l'istituto protetto da dogi e papi.

Nel 1735, Antonio Vivaldi, detto il "prete rosso", coltivava alla musica i piccoli ospiti. La chiesa, ad oggi, ospita concerti che riproducono le melodie di Vivaldi.

VIA GARIBALDI

Via Garibaldi è l'unica via a Venezia. Sì, tutte le altre sono calli, o fondamenta, o rive. Insomma, via Garibaldi si distingue anche per questo, oltre che per essere un'area popolare e particolarmente vissuta dai residenti. Almeno un tempo, lo era.

L'unità di Venezia al regno d'Italia avvenne il 19 ottobre 1866. E fu dopo di allora che la "napoleonica" via Eugenia a Castello diventò via Garibaldi. La decisione trovò però spinta da quanto accadde al Carnevale del 1867, il primo della Venezia post-Risorgimento.

Il giovedì Grasso del febbraio 1867 sembrava ripiombare nell'atmosfera del Carnevale ai tempi del dogado. Gli austriaci, infatti, l'avevano proibito perché si trattava di una festa che ricordava la battaglia di Aquileia del 1162, vinta dai veneziani del Doge Vitale Michiel II.

Si diffuse la notizia che al Carnevale di quell'anno avrebbe partecipato anche Garibaldi. Tra lo stupore di molti, convinti si trattasse di una maschera, invece era davvero l'eroe dei Due Mondi. Venezia, per ricordare quindi quel giorno, dedicò la lunga e larga via del sestriere di Castello a Garibaldi.

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