Il trasporto a Venezia nei secoli: barche e cavalli

In questo articolo vorrei parlarvi del trasporto a Venezia prima dell’avvento della gondola e, in seguito, del vaporetto. Un vero approfondimento della materia meriterebbe pagine di spiegazioni, documenti e aneddoti, ma cercherò di essere sintetica.

Venezia è unica, non mi stancherò mai di dirlo, apparendo persino banale. Se pensiamo poi che sembra quasi uscita per incanto dalle sue acque, la sua unicità diviene ancor più solida. In realtà, solo la fatica e il duro lavoro hanno creato il giusto spazio vitale, arginando le paludi, convogliando le acque e fermando le sponde delle isole con le alghe.

In questo mare di isole, il solo mezzo che potesse fare da tramite e da collegamento era la barca. Ovviamente. Ed è proprio grazie alla barca che sorge Venezia: infatti, le pietre, i marmi, le fondamenta dei palazzi e i boschi di larici e querce capovolti sotto le costruzioni, sono lì grazie al trasporto delle imbarcazioni. Le barche erano così importanti, che i veneziani, oltre ad aver costruito le abitazioni per loro stessi, le costruivano anche per le barche. Le cosiddette cavane, infatti, ospitavano le imbarcazioni durante la loro inattività.

Cosa significa cavana? Vuol dire “piccola darsena”.

Nel tempo la barca subì moltissime trasformazioni e con esse anche molteplici appellativi. E’ noto che i veneziani sono sempre stati grandi navigatori e molti sono gli esempi che ne esaltano le abilità marinaresche. A dimostrazione di ciò, vi racconto questo aneddoto. Narsete, inviato in Italia nel 552 dall’imperatore Giustiniano per combattere Totila, giunse alle porte di Aquileia ma trovò tagliate le strade e i territori di Padova, Verona e di Adria allagati fino al Po. Non gli rimaneva, quindi, che la via del mare. Narsete, però, non possedeva né barche, né navi per assalire di fianco, perciò ricorse ai veneziani affinché fornissero i mezzi per trasportare l’esercito. i Tribuni marittimi concessero navi a barche così Narsete liberò la città di Ancona sconfiggendo l’esercito di Totila.

I ponti e i cavalli a Venezia

I barcaioli si destreggiavano con i remi tra i piccoli canali, ma vedendo dispendioso il trasporto ed il collegamento con tutte le piccole comunità isolate, gli abitanti pensarono di costruire dei ponti in legno. Si diede così avvio ad una parziale crisi della barca e dei barcaioli.

I ponti a Venezia si completarono tra il IX ed il XIV secolo. Si andava a cavallo e si trasportavano materiale e uomini con i carri trainati da buoi, muli e cavalli. Negli atti della Repubblica Veneta troviamo una legge del 1291 che stabiliva l’interdizione di cavalcare in certe ore verso Piazza San Marco, specialmente al mattino.

L’uso dei cavalli a Venezia era antico e fino al 1279 suonava una campana detta “la trottera”, dal trotto degli animali, che invitava Consiglieri e Senatori alla riunione del Consiglio, i quali ricevevano una somma chiamata “muletta” poiché potevano giungere anche sul dorso di una mula.

Gli abitanti della città cominciarono ad aumentare e di conseguenza vennero sollevate serie riflessioni sul trasporto di cose e persone. Il mantenimento e la tenuta di cavalli e delle carrozze incideva non poco sull’economia dei singoli e della comunità stessa. Queste riflessioni portarono all’antico uso della barca come mezzo più economico. Nel mentre, la città venne selciata e lastricata ed entro il 1676 vennero completati quasi tutti i ponti in pietra con gradini. Il ponte di pietra allontanò il cavallo da Venezia, già parzialmente allontanato dall’aumento della popolazione e dalle calli strette.

Ponti di pietra a Venezia
Uno dei 417 ponti a Venezia

La Scaula

Fin dai primi tempi si adoperarono barche definite “mezze”, senza coperto e senza ferro, perché sembravano schiacciate e simili a gusci di noce. Ma nelle varie documentazioni della Storia della Repubblica troviamo spesso “la scaula”.

“Scaula” o “scola” si riferisce a scuola, ma non nel senso di confraternita, bensì nel senso delle barche di varia grandezza, anche a vela e per trasporto di cose e uomini. Accanto alla “scaula” troviamo la gondola, mezzo acqueo più elegante. In un decreto del 1094 del doge Vitale Falier, si nominò per la prima volta “gondulam”, dispensata agli abitanti di Loreo, a sud di Venezia. Ma solo dal 1486 avremo delle validi riproduzioni grafiche utili per una ricostruzione veritiera.

Nel prossimo articolo parlerò della gondola, della sua storia e dell’evoluzione nei secoli.

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