La basilica della Salute

La basilica della Salute non è solo una basilica. Non è solo una chiesa bella da vedere, perché, diciamolo, è davvero meravigliosa e gode di una posizione privilegiata che la rende ancor più affascinante. No, la basilica della Salute è molto di più e risiede nel cuore dei veneziani che ogni anno venerano la Madonna della Salute, il giorno 21 novembre, ormai da quasi 400 anni. Ma vedremo in seguito la storia che circonda questo spettacolo architettonico. Prima conosciamo l’architetto.

Baldassarre Longhena, il geniale architetto del barocco veneziano

Nato a Venezia nel 1598 da un padre scalpellino ticinese, il Longhena era molto stimato, nonostante non avesse seguito studi regolari. Attraversò da dominatore assoluto la scena dell’architettura veneziana del Seicento. Fu allievo dei più brillanti discepoli del Palladio, Vincenzo Scamozzi. Cresciuto nella tradizione del classicismo cinquecentesco, Longhena disponeva di solide basi teoriche e di un sicuro senso della struttura. Si occupò di portare a termine vasti edifici pubblici come le Procuratie Nuove in piazza San Marco, ma il suo estro si liberò nelle fastose facciate barocche delle chiese e nelle statue e nei coronamenti esterni degli edifici. Baldassarre Longhena morì nel 1682.

Caratteristiche della basilica

La chiesa venne eretta come offerta votiva della città alla Vergine per la cessazione della peste del 1630. La prima pietra fu posata nel 1631, l’ultima nel 1681. La pianta centrale allude alla forma di una corona in onore della Madonna, la cui statua è posta sulla lanterna della cupola.

la basilica della salute

 

La basilica della Salute vista dall’ingresso del Canal Grande
(Foto: archivio personale)

Si tratta di un progetto rivoluzionario che segna il punto più eclatante del barocco veneziano. La chiesa è impostata su un corpo ottagonale, che richiama la forma di una corona, sormontato da una larga cupola emisferica che funge da spartiacque fra il Canale della Giudecca ed il Canal Grande. Nota molto caratteristica sono le volute dei contrafforti, a forma di ricciolo. Sulla cupola domina la statua della Madonna coronata da dodici stelle, nel pugno il bastone di comando da Capitano Generale da Mar a simboleggiare il suo dominio su Venezia. La gradinata è composta da sedici scalini che ne accentuano l’imponenza e a fianco della stessa emergono due angeli che, guardati da una barca, generano un’immagine coinvolgente. Tutt’intorno corre un fregio con delle svastiche: nella lingua sanscrita “svastica” significa salute.

 

E l’interno?

L’interno, vasto e luminoso, è costituito dal grande vano della cupola centrale sotto la quale si aprono sei cappelle laterali, e dalla cosiddetta rotonda minore che funge da vero e proprio santuario con l’immagine della Madonna della Salute. La rotonda minore doveva costituire la cappella vera e propria, nelle intenzioni del Longhena. L’altare maggiore colpisce per la sua mole maestosa e per lo splendido gruppo marmoreo di Le Court che si trova sulla sommità. La Vergine appare come una maestosa Signora con il Bambino in braccio. Un angelo con la fiaccola caccia la peste, mentre una donna riccamente adornata ricorda la città di Venezia che, in ginocchio, supplica la Madonna.

Al centro dell’altare, la splendida immagine della Madonna con il Bambino, collocata nel novembre del 1670. Proveniva dall’isola di Candia e fu portata a Venezia da Francesco Morosini come dono al termine della guerra di Candia. Della bella immagine, colpisce il volto ombrato e gli occhi penetranti che accolgono il fedele.

Non dimentichiamo, inoltre, la splendida Pala di San Marco del noto artista cadorino, Tiziano (leggi l’articolo dedicato).

La basilica della Salute: interno

 

L’interno della basilica
(Foto: archivio personale)

La storia

Questa è una storia di peste, di suppliche, di sogni e di guarigione. La peste nera giunse in Italia gentilmente accompagnata dai Lanzichenecchi. Nello specifico, fu l’ambasciatore di Carlo I di Gonzaga-Nevers a portarla in laguna. Ma i veneziani si resero conto troppo tardi della sua malattia e, sebbene lo avessero isolato, il morbo oramai si era già diffuso. Il doge dell’epoca, Nicolò Contarini, fece il possibile per gestire l’emergenza (non è la peste, per fortuna, ma non trovate qualche analogia con il coronavirus?) nominando delegati per:

  • controllare la pulizia delle case
  • vietare gli alimenti pericolosi
  • chiudere tutti i luoghi pubblici e le chiese
  • confinare i malati nell’isola del Lazzaretto
  • imporre il coprifuoco

Solo i militari e i medici potevano aggirarsi per la città, paludati di nero con le caratteristiche maschere a becco.

Per i canali passavano barche da cui si sentiva il grido, tremendamente funesto, “Chi ga morti in casa li butta coso in barca“, (coloro che in casa hanno dei morti li buttino giù sulla barca).

Nonostante le precauzioni, la moria salì vertiginosamente e nel giro di un anno raggiunse proporzioni spaventose.

 

Invocando la Vergine…

Il Doge si rivolse direttamente alla Vergine facendole un discorso molto commovente. In soldoni, le chiede di intercedere con Gesù affinché salvi i suoi figli. Era più semplice parlare con la Madonna piuttosto che con suo figlio. Nella preghiera parla di un baratto “…contentite de sto umile dono de un Tempio…“. Le promette la costruzione di una chiesa come ringraziamento per l’eventuale fine della pestilenza. E così, il primo aprile 1631, come si legge su un pilastro del coro, si inizia la costruzione del tempio votivo.

Già dalla posa della prima pietra, la chiesa dedicata alla Madonna della Salute sembrò funzionare. Il. mordo lasciò Venezia nel novembre del 1631 e il doge in carica, Francesco Erizzo (il Contarini nel frattempo era morto, ma non a causa della peste, bensì per lo stress) onorerà il voto con il primo pellegrinaggio il 28 dello stesso mese. La basilica, però, venne consacrata solamente dopo 8 dogadi, ossia, dopo cinquant’anni!

 

Coincidenze o verità?

Parrebbe che il Longhena, da buon discendente di famiglia ebraica, abbia concepito il progetto della basilica della Salute su calcoli esoterici, dove ricorrono i numeri otto, undici e sedici nelle misure della chiesa espresse in piedi veneziani. Il numero otto, nella Cabala, rappresenta la trascendenza, la grazia divina, la vita. Il numero undici corrisponde alla corona, la forma suggerita dal Longhena per la basilica, e nell’esoterismo è il numero della rinascita. Il sedici ha un significato negativo, di distruzione per eventi esterni. La Salute dunque, attraverso queste misure, racconterebbe la storia della distruzioni, e della rinascita a seguito della peste e della miracolosa fine grazie alla Madonna.

Sono tutte teorie, ma….

A pochi passi dalla basilica della Salute c’è una fondamenta con il misterioso nome di Ca’ Balà. Molte sono state le interpretazioni, tra le quali una derivazione da Baccalà, vista la vicinanza con i Magazzini del Sale, così come l’esistenza a Venezia di molte famiglie con il nome Balà.

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