La Ca’ d’Oro

Sono particolarmente attratta da questo bellissimo palazzo. Non so perché, ma la Ca’ d’Oro ricorre spesso nei miei pensieri e nei miei sogni veneziani. Sarà forse perché rievoca una sorta di tesoro? O perché le vicissitudini che hanno avvolto quest’edificio lo rendono ricco di storia e di vita? Non lo so. Certo è che merita un articolo solo per sé.

Come raggiungere la Ca’ d’Oro

Come possiamo raggiungere questa meravigliosa costruzione? Con la linea 1. Sì, la linea 1 è l’unica linea che ferma a Ca’ d’Oro. La fermata è proprio a fianco del palazzo. La linea 1 parte da Piazzale Roma, transita alla ferrovia e prosegue lungo tutto il Canal Grande fermando ovunque (ad eccezione di San Samuele) e arrivando al Lido. Quindi, che arriviate da Piazzale Roma, Ferrovia Santa Lucia o San Marco, il vaporetto numero 1 sarà il solo a condurvi a Ca’ d’Oro. Se, invece, arrivate a Fondamente Nove, in meno di 10 minuti a piedi siete a destinazione. Clicca qui per gli orari del vaporetto.

La Ca' d'Oro e la fermata del vaporetto
Come potete vedere, la fermata del vaporetto è praticamente attaccata
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L’edificio

Superba espressione dello stile fiorito veneziano, la Ca’ d’Oro è una delle dimore più famose, non soltanto del Canal Grande, ma di Venezia. Rappresenta uno dei monumenti più significativi della lunga e radiosa età gotica, coincidente con la fase della grandezza di Venezia. Costruita fra il 1421 e il 1440 sull’area di un edificio preesistente, per questo palazzo si attivano le maestranze più prestigiose presenti a Venezia. Ci sono i locali fratelli Bon, che in quell’epoca, soprattutto Bartolomeo, erano attivi su più fronti, e ci sono i lombardi guidati da Matteo Raverti.

La facciata della Ca’ d’Oro

Grazie all’intervento di scultori e lapicidi, la facciata si trasforma in un vero e proprio arabesco che si riflette nelle acque del Canal Grande creando un effetto molto suggestivo. Sull’ala sinistra troviamo i leggeri loggiati che si intrecciano in decorati archetti e bilanciano la parte piena dell’edificio, sulla destra, ornata di un prezioso paramento marmoreo. Una leggera merlatura in pietra fa da corona al palazzo. Dal 1431 al 1434 Giovanni Charlier “Zuanne de Franza”, un pittore francese trapiantato a Venezia, decora la facciata: biacca a olio sui merli di pietra istriana, sugli archetti e sulla cornice del coronamento. Nero ai fondi; cinabro sui dentelli e sulle altre decorazioni esterne di broccatello. E oro. Tanto oro. E così, Palazzo Contarini diventa, in soldoni, la Ca’ d’Oro.

la ca' d'oro
La stupenda facciata della Ca’ d’Oro (Foto: archivio personale)
E l’interno?

Le stesse maestranze che si occupano della facciata penseranno anche alla costruzione dell’elegante cortile: un portico delimita due dei lati e sul fondo si apre una grande finestra gotica, opera dei fratelli Bon; la scalinata di accesso ai piani superiori è, invece, del Raverti.

La bellissima vera da pozzo fu commissionata dal Contarini a Bartolomeo Bon, nel 1427. E’ in marmo broccatello veronese rosso e costituisce il capolavoro dello scultore veneziano. E’ evidente come sia ispirata alle forme dei capitelli trecenteschi di Palazzo Ducale. L’opera presenta su tre lati le raffigurazioni della Giustizia, Fortezza e Carità; il quarto, invece, è occupato dallo stemma dei Contarini. E’ presente anche una serie di patere bizantine e frammenti di sculture greche e romane. Fra i molti dipinti delle varie scuole italiane, vorrei ricordare il San Sebastiano del Mantegna.

San Sebastiano

Il San Sebastiano del Mantegna è una tempera su tela del 1490. La figura del santo trafitto dalle frecce emerge con drammatica evidenza da un fondo bruno. I contorni sono netti e precisi come una scultura.

Grazie all’ultimo proprietario, il barone Giorgio Franchetti, l’interno del palazzo è arredato con estremo gusto. Egli raccolse, infatti, opere d’arte, accostò ricchi tappeti orientali con arazzi fiamminghi e trofei di varie provenienze, sculture pregevoli quadri e mobili d’epoca.

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Una storia tormentata

Come molti palazzi veneziani, anche la Ca’ d’Oro passò in diverse mani, troppe in realtà, cambiando di frequente i proprietari. Quella che aleggia attorno a questo splendido palazzo, è una storia tormentata, una telenovela, per usare il gergo odierno. Sfortune, cadute economiche, sfratti, danzatrici e principi russi, consigli sbagliati. Un susseguirsi di eventi che hanno portato allo sfacelo questa meraviglia architettonica. Per fortuna, però, che poi arriva il barone… Ma questo lo vedremo dopo.

La sua storia inizia nel 1412, quando Marino Contarini, assieme alla sua sposa Soradamor Zen, acquista il palazzo. Soradamor muore solo cinque anni dopo, mentre la costruzione della casa era in corso. Come detto in precedenza, tra il 1431 e il 1434 il palazzo viene copiosamente indorato, per mano di quel pittore francese trapiantato a Venezia almeno dal 1405, sposato con la piccola Francesca, Franceschina, per l’appunto, figlia del pittore e miniatore veneziano Marco Cortese.

Nel giro di vent’anni Palazzo Contarini diventò la Ca’ d’Oro.

Ci furono poi tre secoli di decadenza: nel Settecento la proprietà venne divisa in, non due, non tre, non dieci, ma ben ventiquattro quote, distribuite tra alcune delle famiglie veneziane più note, i Marcello, i Grimani, i Donà, i Venier e gli Zeno. L’edificio andò lentamente in rovina: nel 1791 una perizia registrava le condizioni deplorevoli del palazzo.

Venne acquistato nel 1802 da Giacomo Pezzi, poi nel 1846 Alessandro Trubetzkoi, un principe russo, lo acquistò da Moisè Conegliano e lo regalò alla bellissima danzatrice Maria Taglioni, la regina europea del balletto.

Maria Taglioni
La ballerina Maria Taglioni
Litografia di Josef Kriehuber

Possiamo dire che questo “piccolo” dono altro non fu che una sorta di ringraziamento nei confronti di Maria che, grazie alla sua bellezza, gli aveva evitato la condanna in Siberia come liberale. La bella danzatrice, infatti, aveva chiesto la grazia allo zar Nicola I che, incline alla bellezza di quest’ammaliante donna, non aveva saputo resistere. E chissà che Trubetzkoi non fosse diventato un fanatico austriacante e forcaiolo, proprio per farsi perdonare questi trascorsi, ma questa è un’altra storia…

Nonostante Maria Taglioni fosse una collezionista di palazzi, la Ca d’Oro non ebbe la sua rivincita e, purtroppo, non fu questa l’occasione della sua rinascita. Anzi, viste le condizioni pietose in cui riversava, il principe chiede aiuto, a seguito di un malevolo consiglio, all’architetto Giovanni Battista Meduna, un architetto alla moda, stimato per velocità con cui aveva restaurato il teatro La Fenice dopo un incendio (povera Fenice, martoriata dagli incendi!).

Alvise Zorzi, uno dei massimi storici di Venezia, lo definisce un vandalo. Vediamo perché

Anticipo il tutto dicendo che Meduna, un quarto di secolo dopo, devastò il fianco della basilica di San Marco con un restauro malfatto. Comunque, parliamo della Ca’ d’Oro. Venne rimossa la bellissima vera da pozzo, la scala scoperta del cortile fatta a pezzi e gettata, marmi, pietre e capitelli vennero tolti e sostituiti. Praticamente, uno scempio. O un atto vandalico, tanto per cavalcare le parole di Alvise Zorzi.

Il principe e la ballerina posero fine alla loro storia, il palazzo passò nelle mani del banchiere Errera e poi al marchese Tacoli che ne affittò gli appartamenti. Tra gli inquilini figurava una coppia di grande rilievo nella vita veneziana, lo storico Pompeo Molmenti e la contessa Annina Morosini. Molmenti, polemicamente innamorato di Venezia, si batte per preservare la città dai progetti di sventramento e demolizioni che la giunta intendeva attuare per ammodernare la città. Nel 1894 la coppia venne sfrattata, la Ca’ d’Oro aveva un nuovo proprietario.

Molmenti, successivamente, si rallegrò per quello sfratto. Il nuovo proprietario, il barone Giorgio Franchetti, la restaurò completamente seguendo personalmente i lavori affinché la bella dimora rinascesse e recuperasse il suo massimo splendore. Giorgio Franchetti, uomo di vasta cultura, si dedicò con caparbia volontà al restauro del palazzo, trasferì la sua collezione d’arte e recuperò presso antiquari di tutto il mondo ciò che Meduna aveva buttato. Cominciò riposizionando la vera da pozzo al suo posto, ricostruì con i frammenti originali la scala del Roverti e il grande portale verso la calle e molte altre cose che riportarono il palazzo in vita. Il 18 dicembre 1922, Franchetti si tolse la vita a causa di un male incurabile che l’aveva colpito. Prima di questo triste accadimento, il barone lasciò tutto allo Stato affinché ne facesse un museo.

Ritratto del barone Franchetti
Ritratto del barone Giorgio Franchetti
conservato presso la Galleria voluta dal barone

La galleria oggi

Aperta al pubblico dal 1984, la Galleria Franchetti ospita anche gli affreschi di Giorgione e Tiziano strappati dalla facciata del Fondaco dei Tedeschi e quelli del Pordenone recuperati dal chiostro di Santo Stefano, mentre le ceneri del barone riposano sotto un rocchio di colonna di porfido.

Vi consiglio questa intensa guida ai palazzi disposti lungo le rive del Canal Grande, di Alvise Zorzi. Possiamo considerarlo un estratto del ben più corposo e ricco di informazioni storiche e aneddoti “Canal Grande”.

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