L’area di Rialto

L’area di Rialto rappresenta uno dei luoghi maggiormente visitati da turisti. Sì, il ponte che attraversa il Canal Grande, con i suoi negozietti, è un must nei tour della città lagunare.

L’area di Rialto potrebbe essere definita un po’ il cuore di Venezia, dove si può ben osservare la vita della città, assaporare la quotidianità, annusare i profumi del grande mercato. 

Innanzitutto l’area di Rialto si può raggiungere a piedi o in vaporetto, con le linee 1 e 2. Con la linea 1 si può decidere di scendere nei pressi del comune, ossia la Riva del Carbon, o dall’altro lato, vicino al tribunale e al mercato. La fermata si chiama infatti Rialto Mercato. Le linee 1 e 2 sono disponibili ogni 12 minuti.

Scendendo in Riva del Carbon, saliamo sul ponte ed ammiriamo il Canal Grande dall’alto. La vista è magnifica e sotto di noi scorrono placide delle gondole o, più frenetici, vaporetti e taxi. Scendiamo verso la Riva del Vin, sulla quale si estende un tappeto di ristorantini che offrono la possibilità di pranzare o cenare sulle rive del Canal Grande. Una bella opportunità di gustare la tipica cucina veneziana tra gli schiamazzi dei gondolieri ed il continuo via vai di gente e barche. Decisamente particolare, no?

L'area di Rialto: le curiosità di palazzo dei Camerlenghi

Lasciandoci alle spalle il fontego dei Tedeschi, dall’altra parte del canale, notiamo, verso la fine, sulla facciata di palazzo dei Camerlenghi, vari capitelli curiosi. Narrano le diverse storie basate sullo scetticismo popolare sulla possibilità di costruire il ponte di Rialto in pietra. Beh, è interessante ricordare che per costruirlo ci vollero 3 anni, dal 1588 al 1591, che le fondamenta sono costituire da circa 10 mila palafitte e che, per raccogliere parte dei fondi necessari all’opera (250.000 ducati), istituirono una lotteria.

Parlavamo di curiosi capitelli che forgiano il palazzo dei Camerlenghi.. Fateci caso, cercateli, perché le leggende che li caratterizzano sono davvero interessanti.

Qualche esempio: su di un capitello, una donna provvista di ali e di zampe animali esibisce un’espressione di dolore mentre sta seduta su di un braciere che le brucia il sesso. Sembra, infatti, che la donna avesse fatto questa scommessa qualora il ponte di legno fosse stato realizzato in pietra. Accanto poi c’è un altro capitello che presenta una specie di turco coi baffi arricciati e “tre” zampe artigliate. Secondo l’antico detto, questo rappresentava un altro modo di dire locale secondo cui il ponte sarebbe stato fatto in pietra il giorno che “il casso metarà l’ongia”. 

Non traduco, che è meglio.

L'area di Rialto
Parte del palazzo dei Camerlenghi visto dalla sommità del Ponte di Rialto (Foto: Archivio personale)

L'isola di Rivo Alto

Ad ogni modo, ci troviamo nell’isola di Rivo Alto, il cuore economico dell’antica Serenissima. Qui, un tempo, si trovavano cambisti, mercanti di tutti i paesi e si scambiavano grosse quantità di merci. Stoffe di Fiandra, abiti, tende di seta, profumi e balsami orientali, muschio, sandalo, incenso e spezie preziose, come il pepe (considerato l’oro nero del medioevo e usato anche moneta di scambio), la noce moscata, il chiodo di garofano, lo zenzero, la cannella, la galanga, il laudano, l’oppio del Cairo e coloranti come la robbia, la gommalacca e l’allume per fissare i colori sui tessuti.

Sotto i portici c’erano gli orefici e i gioiellieri che trattavano turchesi persiani, smeraldi indiani, cristallo di rocca e lapislazzuli afgani, rubini, zaffiri, corniole, topazi, diamanti e di tutto e di più.

A tutte queste merci, si aggiungevano poi le verdure, la frutta, i pesci, le gabbie con i polli. Insomma, possiamo immaginare cosa significava aggirarsi per questo mercato, un tripudio di colori e profumi di proveniente cosmopolita.

Il mercato tutt’oggi è presente e viene vissuto vivacemente dai veneziani.

La chiesa di San Giacometto e l'area di Rialto

La deliziosa chiesa di San Giacomo sembra essere la chiesa più antica di Venezia. Si parla di una prima costruzione ai tempi dei primi insediamenti intono al V secolo. L’edificio attuale risale al XI-XII secolo, poi subì diversi interventi di restauro nei secoli successivi che però non ne alterarono la forma originaria. Sulla facciata spicca un grande orologio (1410) che sovrasta il portico gotico che un tempo era comune nelle antiche chiese. Di fronte troviamo la colonna del bando, chiamata il Gobbo di Rialto per la scultura che regge i gradini. 

Il Gobbo di Rialto

Tra i banchi di verdura nel mercato della frutta di Rialto, si può scorgere una bassa colonna di porfido portata a Venezia dalla città di Acri nel 1921. La scaletta che porta alla sua sommità è sostenuta da una statua ricurva che per la sua inconsueta posizione fu chiamata dai veneziani il “Gobbo”. Sulla sommità della scaletta, gli araldi leggevano le condanne e la lista dei cittadini messi al bando.

Durante il Medioevo, i ladri erano condannati a correre nudi da San Marco a Rialto, tra due file di popolo che menava frustate. La colonna del Gobbo era il traguardo e costituiva la fine del tormento al punto che, raggiunta la colonna, i delinquenti abbracciavano e baciavano la statua.

A metà del 1500 si appendevano alla colonna poesie satiriche e libelli contro il degenerare dei costumi del clero e dello Stato. 

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