Le opere delle Gallerie dell’Accademia del Cinquecento

In questo articolo parleremo delle opere delle Gallerie dell’Accademia del Cinquecento. Precedentemente, infatti, avevamo raccontanto del ciclo dei dipinti del Quattrocento, di influssi tardogotici, dettagli fiamminghi e caratteri rinascimentali. Ora, invece, vedremo l’evoluzione dell’arte veneta e veneziana in uno dei secoli più ricchi ed affascinanti dal punto di vista dell’arte.

 

Per avere tutte le opere sotto gli occhi e visitare, quindi, le Gallerie con la giusta conoscenza, con occhio critico e con la consapevolezza di saper riconoscere con una sola occhiata l’autore del dipinto ed il soggetto, vi consiglio l’acquisto del catalogo.

Amazon garantisce prodotti ottimi e spedizioni sicure, perciò vi consiglio l’acquisto presso la loro filiera.

Cominciamo quindi la nostra carrellata tra le opere delle Gallerie dell'Accademia del Cinquecento

Miracolo della reliquia sul ponte di san Lorenzo - Gentile Bellini

Tecnica: olio su tela

1500

La processione raffigurata nel telero si svolse negli anni tra il 1370 ed il 1382 nei pressi della chiesa di San Lorenzo. La reliquia della Santa Croce cadde nel canale e, nonostante galleggiasse, solo il Guardian grande Andrea Vendramin riuscì a recuperarla. Molti, infatti, erano i soccorritori che si gettarono nel canale. 

Insieme a Carpaccio, Bellini può essere considerato a ragione l’inventore della “veduta urbana” reale, colorata e vivace della Venezia del Quattrocento. 

Il miracolo è evidenziato al centro della composizione. Sulla sinistra si trovano Caterina Cornaro e le sue dame, sulla destra cinque personaggi inginocchiati, identificati dalla tradizione come membri della famiglia Bellini. Probabilmente, però, rappresenterebbero autorevoli esponenti della scuola, poiché il telero era destinato alla Scuola Grande di San Giovanni Evangelista. 

Madonna col Bambino e sante - Giovanni Bellini

 

Tecnica: olio su tavola

1500 circa

Tra le opere delle Gallerie dell’Accademia del Cinquecento, troviamo anche la Madonna col Bambino di Giovanni Bellini. La tavola raffigura appunto la Madonna col Bambino tra le due sante Caterina d’Alessandria e Maddalena. Nonostante siano prive degli attributi tradizionali, le sante sono comunque riconoscibili grazie alle loro caratteristiche fisiche. 

Le tre figure emergono dalla penombra del fondo scuro. La luce radente sfiora i loro volti modellandone le epidermidi, per poi diffondersi morbida sulle vesti. Un simile rapporto tra personaggi e sfondo deriva sicuramente dallo studio delle opere di Leonardo che proprio nel 1500 si trovava a Venezia.

In questo dipinto, Bellini inaugura un nuovo genere artistico, ponendo le sacre figure a mezzo busto. 

Madonna col Bambino, Battista e una santa - Giovanni Bellini

 

Tecnica: olio su tavola

1504 circa

Tra le opere delle Gallerie dell’Accademia del Cinquecento figura questa tavola chiamata anche Sacra Conversazione Giovannelli. Proviene, infatti, dalla collezione dell’omonimo principe veneziano.

E’ uno dei primi tentativi dell’artista di inserire figure a quasi tre quarti di altezza sullo sfondo di un articolato paesaggio naturale. 

La futura Passione di Cristo si scorge negli sguardi assorti delle figure. La Vergine con gli occhi bassi e il volto mesto presenta il piccolo Gesù con i piedi sovrapposti. Questa posizione ricollega al Cristo sulla croce, con i piedi sovrapposti. La santa, con lo sguardo serio, congiunge le mani sul petto a evocare la croce di Cristo. 

Sono presenti due fonti di luce: il sole, basso sull’orizzonte e una diversa luce che si riverbera sulle figure.

Giovanni Bellini - Pietà

 

Tecnica: olio su tavola

1505 circa

La firma “IOANNES BELLINUS” compare sulla roccia a sinistra. L’artista affronta il tema della Pietà rifacendosi al Vesperbild, impianto iconografico derivato dalla scultura tardogotica germanica.

Le figure della madre e del figlio sono costruite secondo un andamento piramidale. La separazione tra le figure in primo piano ed il secondo piano, rappresentato dal paesaggio, è accentuata dall’uso di un colore puro nelle vesti della Vergine. 

Nella città sul fondo, si scorgono alcuni monumenti caratteristici di Vicenza, come la famosa basilica di Palladio, il duomo e la torre dei Signori. 

La tempesta - Giorgione

 

Tecnica: olio su tela

1505 circa

 

Apprezzato già dai contemporanei dell’artista, La tempesta entrò a far parte delle opere delle Gallerie dell’Accademia del Cinquecento nel 1932. 

La mirabile fusione atmosferica delle forme è dovuta all’utilizzo di una trama pittorico continua, priva di disegno. 

Le interpretazioni del soggetto sono numerose. L’ipotesi secondo cui la tela non avrebbe alcun significato particolare e sarebbe stata eseguita per puro diletto non tiene in considerazione come in epoca umanistica fosse impensabile una pittura senza fini narrativi. La spiegazione più plausibile è da ricercarsi nella rappresentazione del destino di Adamo ed Eva dopo il peccato originale e la condanna divina.

I quattro santi - Sebastiano del piombo

 

Tecnica: olio su tela

1508 – 1509

Sebastiano del Piombo rappresenta una figura importante nell’ambito del rinnovamento della pittura veneziana del primo Cinquecento. L’artista subisce l’influsso dello stile di Giorgione.

Le quattro portelle d’organo furono commissionate dal Alvise Ricci per la chiesa di San Bartolomeo di Rialto.

Il pittore studiò le diverse esigenze ottiche che la visione delle ante dell’organo aperte o chiuse comportava. 

 

Tecnica: olio su tela

1508 circa

La tela faceva parte della collezione di Gabriele Vendramin, insieme a La tempesta. Nel 1856 fu acquistata dall’imperatore Francesco Giuseppe che ne fece dono alle Gallerie dell’Accademia.

Il dipinto raffigura una donna anziana che emerge da un fondo scuro, dietro un parapetto. In mano tiene un cartiglio su cui compare la scritta “col tempo”, indicando sé stessa. Al di là del significato simbolico, ossia la meditazione sullo scorrere inesorabile del tempo e sulla caducità della bellezza terrena, si è comunque di fronte ad uno straordinario ritratto. 

Vocazione dei figli di Zebedeo - Marco Basaiti

Tecnica: olio su tela

1510

Tra le opere delle Gallerie dell’Accademia del Cinquecento, troviamo quest’unica tela di Basaiti. Il dipinto raffigura l’episodio della vocazione degli apostoli Giacomo e Giovanni, figlio del pescatore Zebedeo, secondo quanto narrato nel Vangelo di Matteo (4, 21-22).

In primo piano Gesù, ritratto tra Pietro e Andrea nell’atto di chiamare a sé Giacomo e Giovanni. I due abbandonano la barca del padre e gli vanno incontro. 

La scena si svolge sullo sfondo del lago di Tiberiade. I due nuovi apostoli appaiono rapiti dalla visione del Salvatore. Giacomo, inginocchiato, diventerà il santo protettore dei pellegrini. Giovanni, il futuro evangelista, porta la mano al petto, nello stesso atteggiamento che spesso si vede nelle raffigurazioni dell’Ultima Cena. 

Santi Antonio abate e Paolo eremita - Giovan Gerolamo Savoldo

 

Tecnica: olio su tavola

1520

Savoldo giunse a Venezia quasi per caso e trascorse il resto della sua vita nella Serenissima. Non perse mai, però, i contatti con la cultura artistica lombarda. 

Savoldo giunge a un tipo di visione lucida e realistica, soprattutto attraverso lo studio del contrastato rapporto tra luce e ombra. 

Il dipinto raffigura un episodio dell’incontro tra sant’Antonio abate e Paolo eremita. Le due figure si collocano saldamente nello spazio, in cui la luce limpida fa emergere la plasticità delle forme. 

Su un ciottolo, in basso al centro, appaiono la data del dipinto e la firma dell’artista.

Episodi della vita di San Marco - Giovanni Mansueti

 

Tecnica: olio su tela

1525 – 1527

Il telero fa parte di una serie i sette dipinti aventi per soggetto le storie della vita di san Marco. Si trovavano nella Scuola di San Marco, nella sala dell’Albergo. 

I primi a artisti a lavorarci furono Giovanni e Gentile Bellini, ma, in seguito alla loro morte, Mansueti prese il loro posto. Infatti, essendo collaboratore e seguace di Gentile Bellini, avrebbe garantito al ciclo continuità e uniformità di stile. 

Mansueti morì nel 1526 e gli ultimi due teleri furono affidati a Paris Bordon e Palma il Vecchio. 

Nel 1806, la scuola fu soppressa ed il ciclo disperso tra Venezia, Milano e Vienna. Nel 1919 gli austriaci restituirono parte dei teleri, collocati nelle Gallerie dell’Accademia solo nel 1994. Presso la pinacoteca di Brera sono conservati ancora due episodi del ciclo pittorico. 

 

Ritratto di giovane gentiluomo nel suo studio - Lorenzo Lotto

 

Tecnica: olio su tela

1528 – 1530

Il dipinto fa parte di una serie di ritratti eseguiti dall’artista in un’importante fase del suo soggiorno veneziano. Le figure appaiono riprese di tre quarti e l’ambiente circostante ricco di dettagli dall’evidente contenuto simbolico. 

Lo sguardo del gentiluomo, distolto dalla lettura, sembra perdersi nel vuoto in un’immersione di pensieri. La luce proviene da destra, illumina il viso pallido e rischiara il tavolo cosparso di oggetti. Petali di rosa, una lucertola e corno liuto.

Le interpretazioni concordano quasi tutte nel riconoscere nel giovane un uomo che ha imboccato una nuova strada. 

L’espressione trepidante e le sue lunghe mani esibiscono la profonda intensità di questa tela considerata un’anticipazione del ritratto moderno. 

Beato Giustiniani con due canonici e santi - Pordenone

 

Tecnica: olio su tela

1532

Lorenzo Giustiniani, canonizzato nel 1690, è raffigurato in posizione di rilievo nell’atto di benedire alcuni santi. Sono presenti anche due frati “turchini”, così chiamati per via del colore delle loro vesti. 

L’adesione dell’artista ai canoni del manierismo emerge nell’articolata organizzazione della composizione.

Il linguaggio pittorico di Pordenone porta una ventata di novità nella cultura artistica veneta della prima metà del Cinquecento. 

Presentazione di Maria al tempio - Tiziano

 

Tecnica: olio su tela

1534 – 1539

Il dipinto era destinato alla sala dell’Albergo della Scuola Grande di Santa Maria della Carità, dove si trova ancora esposto. Infatti, la scuola è oggi parte delle Gallerie dell’Accademia (qui l’articolo sulla storia delle Gallerie).

La sofisticata costruzione occupa tutta la parte destra del dipinto, mentre a sinistra appare un paesaggio di montagna. Il paesaggio è turbato da alcuni incendi che alludono alla verginità di Maria, perenne come il roveto ardente apparso a Mosè. 

San Giovanni Battista - Tiziano

 

Tecnica: olio su tela

1540 circa

La tela presenta la firma “TICIANUS” sopra la pietra su cui Giovanni appoggia il piede sinistro. 

Inserito in un delicato paesaggio naturale, San Giovanni Battista viene colto in un gesto di adlocutio. 

La figura del Battista appare possente e ben distante dalla classica rappresentazione del santo sofferente ed emaciato. 

 

 

Consegna dell_anello al Doge - Paris Bordon

 

Tecnica: olio su tela

1545 circa

Il dipinto raffigura una leggenda risalente al XIV secolo, in cui un pescatore avrebbe portato un anello al doge di Venezia. Si dice che l’anello fosse stato donato da san Marco la notte precedente come prova di un miracoloso avvenimento. San Marco, san Giorgio e san Nicola, accompagnati dal pescatore in mare aperto durante una terribile tempesta, avevano sconfitto un vascello carico di demoni che si stava dirigendo verso la città per distruggerla. 

Intorno al doge Gritti sono raffigurati i senatori. A sinistra, si riconoscono il guardian grande della Scuola di San Marco e alcuni confratelli. 

La tela costituisce uno dei primi esempi di ambientazione di un evento sullo sfondo di strutture architettoniche, motivo ancora insolito nel panorama artistico veneziano del tempo. 

San Marco libera uno schiavo - Tintoretto

 

Tecnica: olio su tela

1547 – 1548

Tra le opere delle Gallerie dell’Accademia del Cinquecento, ne troviamo alcune del Tintoretto. Il dipinto fu eseguito per la Sala Capitolare della Scuola Grande di San Marco. 

L’episodio si ispira ad un avvenimento narrato nella Legenda aurea. San Marco avrebbe liberato lo schiavo cristiano di un cavaliere di Provenza che lo aveva condannato. Lo schiavo doveva essere accecato e aver le gambe spezzate perché aveva onorato le reliquie del santo contro il consenso del suo padrone. 

L’azione si svolge come su un palcoscenico delimitato da quinte architettoniche. Il punto di convergenza è il corpo dello schiavo che giace a terra. 

Sullo sfondo in basso sono presenti gli strumenti atti alla tortura, rotti e inservibili per la condanna dello schiavo. La figura a destra di spalle, con la maglia rossa, presenta una torsione del corpo che diventerà una caratteristica tipica del Manierismo, mentre l’evidenza dei muscoli della schiena è un chiaro riferimento michelangiolesco.

Il procuratore Jacopo Soranzo - Tintoretto

 

Tecnica:olio su tela

1550 circa

Tintoretto si dedicò molto alla produzione di ritratti e le richieste aumentarono con il crescere della fama. 

Jacopo Soranzo, procuratore dal 1522, come si evince dalla scritta, è raffigurato su una poltrona secondo uno schema spesso adottato dall’artista per i ritratti senili. 

Il volto è animato da un’espressione viva, accentuata dal forte chiaroscuro generato dal fascio di luce proveniente da destra. La luce ne evidenzia il viso invecchiato, la barba e i capelli bianchi. 

San Lugi San Giorgio e la principessa - Tintoretto

 

Tecnica: olio su tela

1552 circa

Le figure dipinte, insieme al drago e al cavallo, sembrano disposte su un palcoscenico. Tale effetto viene amplificato anche dal protendersi oltre lo spazio della lancia spezzata di san Giorgio e dalla testa, della coda e di una delle zampe del drago.

La posta della principessa aveva destato clamore nell’ambiente artistico veneziano. La posa a cavallo del drago fu giudicata piuttosto ardita per quei tempi. L’immagine della principessa si contrappone al gesto plateale del cavaliere, mentre sulla destra, san Luigi si erge quasi isolato, pensoso, avvolto nel suo pesante mantello a creare una quinta scenografica.

 

 

Madonna col Bambino - Tiziano

Tecnica: olio su tela

1560 circa

Inizialmente si pensò fosse una replica del dipinto di Tiziano, ma un’analisi riflettografica ne ha confermato la paternità dell’artista cadorino. Le rapide pennellate sovrapposte, infatti, sono tipiche delle opere eseguite da Tiziano intorno agli anni sessanta del Cinquecento. 

Sullo sfondo il bagliore di un incendio, in cui si è voluta riconoscere la raffigurazione del roveto ardente.

Dalle analisi radiografiche è emerso che la tela fosse già stata utilizzata dall’artista per un soggetto precedente.

San Girolamo - Jacopo Bassano

 

Tecnica: olio su tela

1560 circa

La tela ritrae san Girolamo in meditazione all’interno di una grotta, circondato dai suoi attributi ossia brani di natura morta. L’immagine è caratterizzata da un profondo realismo e i toni della punizione fisica rientrano nella tradizione tedesca. L’armonia, invece, che unisce san Girolamo alla natura selvaggia riporta influssi di Giovanni Bellini. 

La forte luce evidenzia il volto del vecchio e mette in rilievo i particolari anatomici del corpo, come le vene rigonfie sul braccio e i segni del tempo. Emerge l’immagine di un uomo in tutta la sua vulnerabilità fisica e psicologica. 

Trafugamento del corpo di san Marc

 

Tecnica: olio su tela

1562 – 1566

La tela faceva parte delle Storie di san Marco destinata alla Sala Capitolare dell’omonima Scuola Grande. L’opera, insieme ad altre due, venne eseguita a spese del celebre medico Tommaso Rangone che era anche guardian grande della scuola. 

Il dipinto descrive il momento in cui i cristiani di Alessandria riescono a trafugare il corpo di san Marco dal rogo su cui è già stato deposto per essere bruciato. Grazie allo scatenarsi di un uragano, infatti, che ha spento il fuoco, i persecutori pagani fuggono.

Il personaggio alle spalle di san Marco che gli sostiene la testa è un ritratto dello stesso Tommaso Rangone.

 

Madonna dei Camerlenghi (o Tesorieri) - Tintoretto

 

Tecnica: olio su tela

1567 circa

La tela era destinata al palazzo dei Camerlenghi della Repubblica che avevano la propria sede a Rialto. 

Il dipinto raffigura la Madonna col Bambino circondata dai santi Sebastiano, Marco e Teodoro e venerata dai tre camerlenghi. 

Gli stemmi dei camerlenghi sono raffigurati in basso a sinistra, accompagnati da un’iscrizione che riporta l’anno 1566. E’, infatti, l’anno in cui gli effigiati entrarono in carica, mentre il dipinto risalirebbe all’anno successivo. 

I tre magistrati compaiono in primo piano nell’atto di venerare la Vergine mentre alle loro spalle i segretari portano sacchi di monete. 

La profondità dello spazio viene definita dall’arioso paesaggio e dall’impostazione prospettica del pavimento. 

Allegoria della battaglia di Lepanto - Veronese

 

Tecnica: olio su tela

1573 circa

Il dipinto rappresenta, nella parte inferiore, la celeberrima battaglia di Lepanto, svoltasi nel 1571 tra la Lega Santa e la flotta turca. Alla Lega Santa aveva aderito anche la Repubblica della Serenissima.

Veronese, per la composizione di questa tela, si ispirò a fonti cartografiche e vedutistiche dell’epoca. 

Una cortina di nuvole separa la zona superiore, in cui si trova la personificazione allegorica di Venezia, tra san Marco e santa Giustina. L’allegoria della città lagunare viene presentata alla Vergine. A sinistra, anche i santi Pietro e Rocco intercedono in suo favore. 

Convito in casa di Levi - Veronese

 

Tecnica: olio su tela

1573

La costruzione con il porticato a tre fornici è ispirata alle architetture di Palladio e Sansovino. 

La scena è popolata da numerosi personaggi ritratti in abiti contemporanei. Tale libertà interpretativa attirò l’attenzione delle autorità religiose che, dopo il Concilio di Trento, vigilavano sulla pittura sacra per verificare che fosse consona alla dottrina.

Veronese, sospettato di eresia, venne convocato davanti al Santo Uffizio. Doveva spiegare come mai aveva introdotto nani e buffoni nel suo dipinto. 

Pietà - Tiziano

 

Tecnica: olio su tela

1575 – 1576

Tiziano eseguì questo dipinto per una cappella laterale della chiesa dei Frari, dove desiderava essere sepolto.

Il pittore morì a causa della peste nel 1576 e la tela passò nelle mani di Jacopo Palma il Giovane che la completò. 

Il dipinto affronta i temi della morte, del sacrificio eucaristico e della risurrezione. 

Sposalizio di santa Caterina - Veronese

 

Tecnica: olio su tela

1575 circa

E’ una delle opere più ammirate dai critici vicini all’artista. Si tratta di uno dei dipinti più unitari del Veronese, in cui tutti gli elementi caratteristici del suo linguaggio pittorico trovano una felice coesione. 

L’episodio sacro si trasforma in una festa cinquecentesca dove Caterina assume le sembianze di un’aristocratica dama. Sembra, inoltre, essere ritratta in un luogo tipicamente veneziano anziché in ambiente religioso. 

Annunciazione - Veronese

 

Tecnica: olio su tela

1578

La tela proviene dalla Scuola dei Mercanti, come si evince dall’emblema della scuola, posto sotto il timpano dell’arco al centro. 

La scultura recisa sul timpano suggerisce che la tela è stata tagliata nella parte superiore. 

Maggiori informazioni sulle Gallerie dell’Accademia sono disponibiliti qui

3 Pingbacks

Rispondi