Le opere delle Gallerie dell’Accademia del Quattrocento

Le opere delle Gallerie dell’Accademia del Quattrocento: vediamo insieme quali sono i dipinti del XIV che adornano le pareti delle Gallerie dell’Accademia. Negli articoli successivi, vedremo, invece, quelli del Cinquecento, Seicento e Settecento.

Innanzitutto, le opere delle Gallerie dell’Accademia sono un’importante documentazione degli sviluppi della pittura veneta e veneziana dal XV al XVIII secolo. In un primo momento, rappresentavano una raccolta di saggi degli allievi dell’Accademia. Poi il patrimonio incrementò soprattutto in seguito alle soppressioni napoleoniche degli istituti religiosi, grazie a lasciti di privati.

Nello specifico andremo a vedere da vicino le opere delle Gallerie dell'Accademia del Quattrocento, che hanno dunque caratterizzato il XV secolo e che danno avvio a questa bellissima esposizione di artisti importanti.

 

Tecnica: fondo oro su tavola.

1350 circa

Tra le prime opere delle Gallerie dell’Accademia del Quattrocento, c’è questo polittico proveniente dalla chiesa di Santa Chiara a Venezia. Nella scena centrale è presente l’Incoronazione della Vergine e ai lati episodi della vita di Gesù. Nel coronamento superiore si riconoscono, da sinistra, la Pentecoste, la Vestizione di santa Chiara, San Francesco suddiviso in tre momenti della sua vita e Cristo Giudice. Le due figure in alto sono i profeti Isaia e Daniele. Nella scena della morte di San Francesco, la monaca inginocchiata sembra sia la committente dell’opera. 

E’ chiaro il legame ai canoni bizantineggianti, ma l’opera è arricchita da dettagli giotteschi orientandosi verso uno stile più moderno. Il polittico presenta infatti caratteri diversi tra la parte centrale, caratterizzata dalla preziosità bizantina, e le scene laterali, improntate su uno stile narrativo occidentale.

 

 

Tecnica: fondo oro su tavola.

Seconda metà XIV secolo 

Le cinque tavole erano in origine erano conservate nella chiesa di San Girolamo Evangelista a Torcello. Raffigurano alcune delle visioni descritte da Giovanni nel libro dell’Apocalisse. Ogni dipinto reca in calce il numero del capitolo a cui l’immagine si riferisce. 

La prima delle tavolette laterali, partendo da sinistra, ritrae Babilonia, la grande meretrice. E’ seduta su di una creatura con sette teste e dieci corna. La donna tiene tra le mani una coppa colma di abomini e nefandezze derivati dalla prostituzione. Seguono le raffigurazioni del Giudizio finale, della Vendemmia del mondo e la Visione del cavaliere con diademi sul capo. 

 

 

Tecnica: decorazioni in pastiglia dorata su tavola

1421

Il Trittico, destinato alla sede del Magistrato del Proprio presso Palazzo Ducale e ora presente tra le opere delle Gallerie dell’Accademia del Quattrocento, rappresentava un’importante commissione affidata al pittore. 

Al centro si trova la Giustizia, che regge la spada e la bilancia. E’ affiancata da due leoni, simbolo della Divina Sapienza e accanto ci sono San Michele e l’angelo Gabriele.

San Giorgio - Mantegna

 

Tecnica: tempera su tavola

1446 circa

Il San Giorgio del Mantegna incarna più l’ideale dell’eroe vittorioso che il prototipo del santo cristiano. L’immagine del cavaliere è modellata su un disegno di Jacopo Bellini, suocero del pittore. La scena è inserita in una cornice marmorea dipinta. In alto, i festoni di fiori e frutta sono ornamenti di origine padovana. Sono elementi che il Mantegna riprende dal suo maestro Squarcione e che riporterà nelle sue tele per un po’. Lo spazio reale sembra estendersi in quello dipinto: l’illusione visiva è accentuata dalla testa del drago che sporge verso l’esterno così come la mano destra di San Giorgio che oltrepassa la soglia del finto fregio marmoreo. 

Incoronazione della vergine Giambono

 

Tecnica: fondo oro con decorazione in pastiglia 

1447 – 1448

La tavola era destinata alla chiesa di Sant’Agnese a Venezia. Il committente Giovanni Dotto la commissionò nel 1447 per centotrenta ducati, a condizione che fosse il più possibile somigliante all’opera di Antonio Vivarini e Giovanni d’Alemagna conservata nella chiesa di San Pantalon. La composizione si presenta molto affollata. Al centro c’è un trono riccamente decorato, dal quale Dio Padre presiede all’incoronazione della Vergine da parte di Gesù. In basso, sono presenti gli evangelisti, riconoscibili dai loro attributi e sono affiancati dai quattro Padri della Chiesa: Girolamo, Gregorio, Magno, Ambrogio e Agostino. 

Michele Giambono è uno degli ultimi rappresentanti veneziani della stagione del gotico internazionale.

 

 

Tecnica: tempera su tavola

1450 circa

Il tronco dell’albero su cui è fissata la croce riporta una scritta con la firma dell’artista. La tavola fu commissionata dal notabile Girolamo Amadi, discendente di una ricca famiglia originaria di Lucca e stabilitasi a Venezia. Il committente, pur ritratto in ginocchio davanti a san Girolamo, presenta le stesse proporzioni fisiche dell’eremita. Ciò sottolinea l’instaurarsi di un nuovo rapporto da pari a pari tra santo e fedele. 

Il paesaggio sullo sfondo riproduce le colline della valle Tiberina e di Borgo San Sepolcro, paese natio del pittore. 

Il libro aperto che san Girolamo tiene sulle gambe è un motivo di derivazione fiamminga. I pittori prospettici si sono sempre misurati con questi dettagli per dar prova della propria abilità.

 

Tecnica: tempera su tavola

1459 – 1463

Tra le opere delle Gallerie dell’Accademia del Quattrocento c’è questa piccola tavola probabilmente destinata all’uso privato, come si evince dalla scritta in basso che recita “Sviglia el tuo figlio dolce madre pia per far infin felice l’alma mia”. Sullo sfondo, alle spalle della Vergine, si intravedono alcuni segni zodiacali disegnati in oro. A sinistra alcuni sono ancora riconoscibili mentre a destra sono andati perduti. Per questo motivo, spesse volte, il dipinto è intitolato Madonna dello Zodiaco.

La presenza di simboli profani come i segni astrologici in un’opera di carattere religioso rispecchiava gli ideali intellettuali del periodo. L’influenza di Mantegna e Donatello, con cui il pittore era venuto in contatto nel periodo della sua formazione padovana, è evidente nella sua linea nervosa e rapida. 

Pala di San Giobbe Bellini

Tecnica: olio su tavola

1477 – 1488

La tavola raffigura la Madonna in trono tra san Francesco, san Giovanni Battista e san Giobbe a sinistra. A destra, invece, ci sono i santi Domenico, Sebastiano e Ludovico da Tolosa. Inizialmente, la tavola era destinata alla chiesa veneziana di San Giobbe e San Bernardino a Cannaregio. 

Sul gradino del trono, in basso al centro, si legge la firma del pittore “IOANNES BELLINUS”.

Il problema della datazione rimane controverso, anche se la presenza di santi apotropaici quali Sebastiano e Giobbe suggerisce un legame con la pestilenza del 1478. 

Le figure, a grandezza naturale, seguono precisi criteri geometrici. I due gruppi di santi ai lati del trono si distribuiscono secondo uno schema triangolare. Dall’alto del trono, la Madonna domina la composizione, assumendo il tono regale di un’imperatrice bizantina, raffigurata secondo il linguaggio rinascimentale.

 

Ritratto di giovane Hans Memling

Tecnica: olio su tavola

1480 circa

Il dipinto fa parte di un gruppo di ritratti della maturità stilistica del pittore fiammingo. Inizialmente era stato attribuito a Antonello da Messina. Il volto mite e assorto è di un giovane con un’acconciatura all’italiana, ripreso di tre quarti. 

Il colore del vestito, oggi nero, doveva essere di una tonalità più simile al marrone. 

Madonna degli Alberetti Bellini

Tecnica: olio su tavola

1487

Si tratta di una delle opere più significative dell’artista per la committenza privata, in cui si crea un armonioso intreccio tra natura e personaggi. L’opera è firmata sul parapetto, ai piedi del Bambino “IOANNES BELLINUS.P. 1487”. 

Gesù tiene i piedi poggiati l’uno sull’altro, come quando sarà sulla croce.

Il pioppo nero, a destra, in virtù della sua connotazione funeraria, allude alla Passione di Gesù. Quello bianco, a sinistra, è un’immagine di salvezza, in quanto, sin dall’antichità, si riteneva che le sue foglie guarissero dal morso dei serpenti.

 

Arrivo degli ambasciatori Carpaccio

 

Tecnica: olio su tela

1490 – 1495

Tra le opere delle Gallerie dell’Accademia del Quattrocento ve ne sono diverse dell’artista veneziano Vittore Carpaccio, una sorta di precursore del vedutismo del Settecento.

Il telero è suddiviso in tre scene principali, scandite da elementi architettonici. A sinistra si racconta l’arrivo degli ambasciatori inglesi presso la corte di Bretagna; al centro gli stessi ambasciatori presentano al re la proposta di matrimonio del principe Eredo per Orsola. A destra, infine, Orsola espone al padre le condizioni per le proprie nozze.

La prospettiva è impeccabile, i particolari in secondo piano appaiono nitidi e animati. I personaggi che animano la scena sono quasi sicuramente ritratti di mecenati e membri della scuola committente. 

carpaccio-incontro tra fidanzati

 

Tecnica: olio su tela

1495

Si tratta del telero più grande dell’intero ciclo delle Storie di sant’Orsola. Il pennone al centro divide in due il dipinto e, in basso, reca un cartiglio con la data di esecuzione e l’autografia del pittore. 

A sinistra, il principe saluta i genitori prima di partire per la Bretagna per raggiungere la sua promessa sposa. A destra, avviene l’incontro tra i due fidanzati. All’estrema destra, i fidanzati si congedano dai genitori di Orsola per recarsi insieme alle numerosissime compagne della donna a Roma (sullo sfondo a destra). 

 

Le architetture richiamano lo stile delle costruzioni tipiche dei paesi da cui provengono i futuri sposi. 

A sinistra, l’Inghilterra medievale e a destra la Bretagna rinascimentale. 

Si osservano anche la torre dei Cavalieri di Rodi e la torre di San Marco a Candia.

Al centro si riconoscono due giovani, uno seduto ed uno in piedi, entrambi membri della Compagnia della Calza. Il ragazzo seduto tiene un cartiglio su cui si leggono le lettere “N.I.D.D.V.V.G.V.I.” che andrebbero a comporre la frase niculaus laurentanus donum dedit ursulae virginis gloriosa virginibusque inclitis.

Tale iscrizione conduce al nome del probabile committente: Nicola Loredan.

 

Tecnica: olio su tela

1495

L’angelo compare sulla destra tenendo in mano la palma del martirio. Si levano le prime luci dell’alba nella stanza in cui Orsola è assopita e l’ospite le preannuncia in sogno la prossima morte. 

Il letto matrimoniale è vuoto dalla parte dello sposo, e rimarrà tale. Sul cuscino si legge la parola “infanzia” come a sottolineare la purezza e l’innocenza del sonno della principessa. 

Gli oggetti e gli arredi, sobri ed eleganti, sono descritti minuziosamente e costituiscono una preziosa testimonianza dell’interno di una ricca casa veneziana di fine Quattrocento. 

Allegorie Bellini

 

Tecnica: olio su tavola

1490 – 1500

Il nome del pittore appare solo nella terza delle quattro tavolette, su cui si legge “IOANNES BELLINUS.P”. 

Le tavole facevano parte di un mobiletto destinato a contenere oggetti per la toletta femminile. I temi allegorici dal tono moraleggiante servivano a riscattarne la funzione un po’ frivola. 

 

Le tavole

La prima tavola rappresenta una figura femminile su di una barca circondata da putti. La donna regge una sfera ed è stata interpretata come immagine della Malinconia o della Fortuna incostante. 

La donna nuda della seconda tavola regge uno specchio convesso sul quale si riflette il volto del possibile committente dell’opera. Lo specchio è l’attributo della Prudenza o della Vanitas.

La terza immagine è stata, in un primo momento, associata ad un significato negativo. Infatti, l’uomo con i serpenti che gli avvolgono le braccia sembra impersonifichi l’Infamia smascherata, la Menzogna o la Maldicenza. Tuttavia, una lettura più recente ha ravvisato il valore positivo dell’immagine, poiché la conchiglia è considerata emblema di vita e generazione.

L’ultima tavola rappresenta il dio Bacco che offre ad un giovane guerriero un piatto colmo di frutta: incarnerebbe la Lussuria che tenta l’eroe.

 

Tecnica: olio su tela

1494

 

Il telero fa parte di una serie dipinti destinati alla Scuola di San Giovanni Evangelista, dove ancora oggi si custodisce un frammento della Santa Croce. 

Carpaccio, in questo dipinto, descrive la guarigione di un ossesso avvenuta per intercessione del patriarca di Grado, Francesco Querini. 

Il protagonista del dipinto è senz’altro il panorama veneziano, visto che l’evento principale del miracolo risulta essere difficilmente visibile ai passanti.

Possiamo vedere quella che era la struttura originaria del ponte di Rialto in legno. Il ponte fu infatti edificato in pietra nel 1524, a seguito del crollo del primo ponte. La città è descritta veramente bene, tanto da riconoscere alcuni edifici, come ad esempio il Fontego dei Turchi.

 

 

Madonna dell'arancio

 

Tecnica: olio su tavola

1496 – 1498

Il linguaggio pittorico di Cima da Conegliano rivela una particolare sensibilità per la luce. Diffondendosi dall’alto, infatti, descrive forme chiare e precise. La pala, in origine, era collocata nella chiesa di Santa Chiara a Murano. 

La figura con l’asinello sullo sfondo, a sinistra dell’albero di arancio, è stata identificata con San Giuseppe.

La città turrita sul colle evoca nelle forme il paese natale del pittore ma potrebbe anche essere un’allusione alla purezza di Maria. Anche le due pernici in primo piano sono una chiara allusione in tal senso. 

Processione in piazza san marco

 

Tecnica: tempera e olio su tela

1496

Il pittore raffigura l’imponente processione che si svolgeva il giorno di San Marco, durante la quale ogni scuola esponeva le proprie reliquie. 

Questo episodio, nello specifico, è accaduto il 25 aprile 1444, quando il mercante Jacopo de’ Salis aveva invocato aiuto per il figlio ferito ed era stato esaudito. Lo vediamo al centro, in ginocchio dietro il baldacchino. 

Il miracolo passa in secondo piano, però, rispetto alla grandiosa rappresentazione della piazza. La pavimentazione in mattoni non corrisponde a quella attuale. Infatti, quella in grigio e bianco risale ai primi del Settecento. 

Il linguaggio pittorico di Gentile è ancora legato ad un gusto tardogotico. 

Maggiori informazioni sulle Gallerie dell’Accademia sono disponibiliti qui

Le opere del Cinquecento sono consultabili qui

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