Opere delle Gallerie dell’Accademia del Seicento e Settecento

Negli articoli precedenti abbiamo visto le opere delle Gallerie dell’Accademia (leggi l’articolo sulle Gallerie) del XV e XVI secolo (clicca qui per le opere del Quattrocento e qui per quelle del Cinquecento). In questo articolo, invece, parleremo delle opere delle Gallerie dell’Accademia del Seicento e Settecento. 

Ho scelto di raggruppare tutte le opere del XVII e XVIII secolo in quanto quelle del Seicento rappresentano un numero molto esiguo. Ho quindi deciso di comporre un unico articolo che descriva le opere dell’uno e dell’altro secolo.

Per avere tutte le opere sotto gli occhi e visitare, quindi, le Gallerie con la giusta conoscenza, con occhio critico e con la consapevolezza di saper riconoscere con una sola occhiata l’autore del dipinto ed il soggetto, vi consiglio l’acquisto del catalogo.

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Cominciamo quindi la nostra visita alle opere delle Gallerie dell’Accademia del Seicento e Settecento

Opere delle Gallerie dell'Accademia del Seicento e Settecento

 

Tecnica: olio su tela

1618 circa

La complessa iconografia è probabilmente ispirata ad un’incisione di Duerer del 1514. Infatti, gli attributi allegorici tratti dall’incisione sono del maestro tedesco sono numerosi. Il cane, emblema di fedeltà, la sfera e il compasso rimandano, invece, alle inclinazioni razionali ed intellettive tipiche di chi possiede un temperamento malinconico. 

Nel dipinto compaiono l’astrolabio e dei libri, anch’essi strumenti del sapere, oltre agli emblemi delle arti. I pennelli e la tavolozza sono simboli della pittura mentre la statua e la pialla della scultura. 

La presenza del teschio rimanderebbe ad una meditazione sulla caducità delle cose terrene rispetto all’immortalità della scienza e dell’arte. 

Bernardo Strozzi - Le opere delle Gallerie dell'Accademia del Seicento e Settecento

 

Tecnica: olio su tela

1635 – 1640

La scena raffigura un soggetto caro all’artista, ossia la famosa cena offerta a Gesù dal fariseo Simone. Durante la cena, infatti, la Maddalena penitente bagnò di lacrime i piedi del Messia, per poi asciugarli con i propri capelli e cospargerli di olio profumato. 

Nel dipinto, il gesto di Simone appare stupito nel suo tentativo di alzarsi dalla sedia, mentre il gesto di Gesù risulta essere pacato nel difendere la donna. 

L’episodio sembra inserito in un contesto contemporaneo, dove, accanto alla scena sacra, convivono elementi della quotidianità.

Strozzi traspone gli insegnamenti di Caravaggio nel linguaggio pittorico barocco, mentre conferma l’abilità nell’uso del colore, ispirata da Rubens.

Luca Giordano - Crocifissione di san Pietro

 

Tecnica: olio su tela

1659 – 1660

 

Luca Giordano elaborò un proprio stile, grazie ai numerosi viaggio che compì durante la sua vita. Lo stile eclettico e originale esibisce, infatti, gli insegnamenti di Jusepe de Ribera che si fondono a loro volta con il gusto decorativo di Pietro da Cortona e con il colorismo veneto e fiammingo. 

Il dipinto raffigura il martirio di san Pietro. Il momento in cui i soldati, con gran fatica, cercano di sollevare la croce capovolta esalta la tensione per lo sforzo. I loro volti sono contratti in una smorfia di dolore.

La scena è sviluppata secondo le due diagonali della croce e del soldato di spalle in primo piano. Tale costruzione contribuisce ad amplificare la drammaticità dell’azione. 

In basso a destra si legge la scritta “L. GIORDANO F. 1692”, ritenuta apocrifa in quanto il dipinto viene comunemente attribuito alla fine del sesto decennio del Seicento.

 

Francesco Maffei - Perseo mozza il capo a Medusa

 

La tela faceva probabilmente parte di una collezione privata americana. Venne quindi acquistata dallo stato italiano affinché si desse una più completa panoramica della produzione pittorica veneta, largamente documentata nelle Gallerie dell’Accademia. 

Il dipinto è ispirato ad un brano delle Metamorfosi di Ovidio e raffigura Perseo che sta per recidere la testa di Medusa. Medusa, infatti, era una gorgonie capace di pietrificare con il solo sguardo. 

Alle spalle dell’eroe si trovano gli dei che l’hanno aiutato nell’impresa: Minerva e Mercurio. 

I gesti sono enfatizzati dai chiaroscuri accentuati.

 

Tecnica: olio su tela

1710 circa

Tra le opere delle Gallerie dell’Accademia del Seicento e Settecento figura anche questo ritratto di Fra’ Galgario. La società del Settecento trova in questo pittore un acuto e intelligente interprete che opera lontano dagli echi di una ritrattistica caratterizzata da formalità e leggere frivolezze.

Il conte viene rappresentato in posizione eretta e sicura nell’intimità del suo studio. Ciò che attira l’attenzione dell’osservatore sono senz’altro le vesti damascate verde e oro con fiori resi magnificamente. Si potrebbe quasi definire il dipinto una sorta di “natura morta di stoffe preziose”. 

Sebastiano Ricci - Diana e Callisto

Tecnica: olio su tela

1712 – 1716

L’episodio narrato nelle Metamorfosi di Ovidio racconta di Callisto, una ninfa del seguito di Diana, votata alla castità ma che viene sedotta da Giove con un inganno. 

Un giorno, dopo una faticosa caccia, Diana e le altre ninfe si fermano a rinfrescarsi presso una fonte e poiché Callista esita a spogliarsi, le compagne le sollevano la veste scoprendo la sua gravidanza. 

La dea la caccia, mentre Giunone, consorte di Giove, la trasforma in un’orsa. 

L’episodio del dipinto raffigura il momento in cui il segreto della fanciulla viene svelato mentre Diana le punta un dito accusatore. 

La scena è ambientata in un bosco reso con una rapida pennellata. Una gamma di colori chiara e luminosa descrive le figure mentre tonalità cangianti impreziosiscono le stoffe.

 

Marco Ricci - Paesaggio con torrente, monaci e lavandaie

Tecnica: olio su tela

1715 circa

Marco Ricci era nipote di Sebastiano e grazie alla sua opera la tradizione del paesaggio subisce un profondo rinnovamento. 

L’artista predilige campagne popolate da contadini e riporta atmosfere e paesaggi tipici dell’Italia centrale cui si rifaceva la tradizione classicistica a partire da Poussin. 

In questa tela, Ricci restituisce un’immagine realistica della campagna veneta, rievocando l’ambiente naturale della vallata del Piave, dov’era nato.

Il gruppo di alberi divide la composizione: a sinistra le due lavandaie sono affaccendate nel loro lavoro; al centro degli uomini riposano all’ombra delle piante e, sulla destra, alcuni monaci camminano sulla strada principale. 

Le opere della Galleria dell'Accademia del Seicento e Settecento

 

Tecnica: olio su tela

1720 circa

 

Tra le opere delle Gallerie dell’Accademia del Seicento e Settecento, è presente anche quest’altro dipinto di Sebastiano Ricci.

Le sue opere sono influenzate dai viaggi che l’artista ha compiuto a Vienna, a Londra e a Parigi. 

Egli abbandona i toni cupi tipici del Seicento per dedicarsi ad una pittura più luminosa, dalle crome chiare, ispirata allo stile di Veronese. 

La tela raffigura Esculapio, dio della medicina che, avvolto da una nube, appare in sogno ad un personaggio assopito. Ai piedi del giaciglio si trovano due servitori addormentati, mentre un terzo, armato di spada, sta di guardia alla porta. 

Il probabile significa della composizione è legato ad una guarigione verificatasi dopo aver ricevuto in sogno la visita del dio.

L’interno della stanza è ricco di dettagli.

 

Giambattista Tiepolo - Ratto d'Europa

Tecnica: olio su tela

1720 – 1721

Tra le opere delle Gallerie dell’Accademia del Seicento e Settecento non poteva di certo mancare Giambattista Tiepolo!

Il dipinto fa parte di una serie di quattro tele con episodi tratti dalle Metamorfosi di Ovidio.

Il dipinto raffigura il mito di Europa, la fanciulla di cui Giove si innamora. Il padre degli dei si trasforma in candido toro, rapisce la fanciulla e la porta a Creta, dove la giovane darà alla luce tre figli: Minosse, Sarpedone e Radamanto.

Tiepolo ambienta la scena sullo sfondo di una spiaggia. 

Nell’impostazione della tela emerge un nuovo utilizzo dello spazio: oltre lo spesso addensamento nuvoloso he sembra fondersi col grande arco formato dalle quinte delle rocce, si apre un vasto paesaggio pervaso da luci fredde. La composizione si sviluppa seguendo contrasti cromatici molto forti e accentuati chiaroscuri.

 

Tecnica: pastello su carta cerulea

1725

Rosalba Carriera, ritrattista di fama europea, sviluppa con originalità la tecnica del pastello. 

La fanciulla raffigurata è la figlia di Monsieur Le Blond, console generale di Francia a Milano.

L’artista compone le immagini per sovrapposizione di strati di colore, mentre il supporto azzurro di fondo dona un’originale luminosità all’insieme. 

L’artista ricerca un rapporto diretto con il riguardante, fatto di sguardi e sorrisi, pertanto si avvicina molto al soggetto, limitando la raffigurazione quasi al solo volto.

 

Giovanni Battista Piazzetta - L'indovina

 

Tecnica: olio su tela

1740

 

Il linguaggio di Piazzetta si fonda sulla ricerca di effetti plastico-chiaroscurali d’ispirazione dei “tenebrosi”. 

Verso la metà degli anni trenta l’artista, però, l’artista volge lo sguardo ad un cromatismo più luminoso.

Il titolo dell’opera deriva dall’atteggiamento della donna di spalle, che sembra offrire la propria mano alla spavalda popolana.

 

Bernardo Bellotto - Il rio dei Mendicanti e la Scuola di San Marco

Tecnica: olio su tela

1740 circa

Bernardo Bellotto, nipote del Canaletto, lascia presto Venezia per diventare vedutista ufficiale nelle più importanti corti europee. 

In questo dipinto emergono gli aspetti tipici del linguaggio pittorico di Bellotto, ossia la straordinaria capacità di cogliere le atmosfere luminose, l’attenzione alla resa dei personaggi e l’uso di un segno incisivo. 

Pietro Longhi - Lezioni di danza

 

Tecnica: olio su tela

1740 – 1750

 

Pietro Longhi si dimostra come un acuto osservatore della realtà, ritraendo una serie di piccole tele relative alla vita quotidiana della società veneziana. 

Dai suoi dipinti trapela il senso di decadenza di una classe dirigente conscia dell’imminente declino. 

La tela raffigura un momento dell’educazione delle giovani patrizie ed è incentrata sul ritmo contrapposto della ragazza e del maestro di danza, cui fanno da contrappunto la figura femminile e lo sgabello.

Sin dalle prime opere, Longhi rivela doti di straordinaria freschezza, grazie ai colori brillanti e al minuzioso disegno che conferiscono l’impressione di una pittura preziosa. 

Michele Marieschi - Capriccio con edificio gotico e obelisco

 

Tecnica: olio su tela

1741 circa

 

La scena raffigura un obelisco e, sulla destra, i ruderi di un edificio gotico addossati ad una struttura classica cinquecentesca. Sullo sfondo un lago e, in lontananza, un villaggio reso con leggere pennellate di colore. 

Popolano, infine, alcune macchiette definite “guerresche”. Il pittore veneziano non si dedica solo alla veduta prospettica vera e propria ma affronta anche la veduta fantastica o “capriccio”. 

Pietro Longhi - Il sarto

 

Tecnica: olio su tela

1742 – 1743

 

Il dipinto raffigura la padrona che riceve il sarto, il quale porta un nuovo vestito da far provare. 

La donna dovrebbe essere Samaritana Dolfin, cognata di Venier, mentre la fanciulla intenta a giocare con il cagnolino si è riconosciuta la figlia Maria che all’epoca del dipinto doveva avere cinque o sei anni. 

Il dipinto, assieme alle altre tele di Longhi, costituisce una reale testimonianza della vita delle nobildonne veneziane. 

Lo sguardo del pittore si rivela sempre molto attento rendendo i dettagli in modo puntuale. Ad esempio, all’interno della stanza, s’intravede un caminetto dalle linee che richiamano i modelli parigini in stile Luigi XIV. 

Giambattista Tiepolo - Scoperta della Vera Croce e sant'Elena

 

Tecnica: olio su tela

1743 circa

 

La tela, in origine, ornava il soffitto della chiesa delle Cappuccine a Castello, poi distrutta per consentire la realizzazione dei giardini napoleonici.

La scena è tratta dalla leggenda medievale che narra la storia della croce di Gesù, prendendo le mosse dal legno del giardino dell’Eden per arrivare fino ai tempo dell’imperatore Eraclio (VII secolo d.C.). 

Il dipinto del Tiepolo racconta l’episodio del ritrovamento della croce da parte di Elena, madre di Costantino, l’imperatore romano che promulgò l’editto grazie al quale il cristianesimo venne ufficialmente riconosciuto.

Secondo la tradizione, le tre croci del Golgota furono dissotterrate alla presenza di Elena, ma erano indistinguibili l’una dall’altra. Affinché venisse riconosciuta la Vera Croce, venne posto davanti ad esse un cadavere che, a contatto con quella di Gesù, risuscitò. 

La costruzione del dipinto è articolata in modo prospettico che definiamo “sotto in su”, ossia dal basso verso l’altro. 

Giambattista Tiepolo - Il trasporto della Santa Casa di Loreto

Tecnica: olio su tela

1743 circa

Si tratta di uno dei due bozzetti realizzati da Tiepolo per il soffitto della chiesa di Santa Maria di Nazareth (detta anche degli Scalzi) a Venezia, andato distrutto nel 1915 a seguito di un bombardamento austriaco. Il secondo bozzetto è conservato al Paul Gerry Museum di Los Angeles. 

Il dipinto rappresenta il miracoloso trasporto della casa in cui l’angelo dell’Annunciazione apparì alla Vergine. 

Rosalba Carriera - Autoritratto

 

Tecnica: pastello su carta cerulea

1746 circa

 

L’artista eseguì il dipinto qualche anno prima che la cateratta che la rese cieca le impose di rinunciare definitivamente alla pittura.

Rosalba rappresenta sé stessa con naturalezza e semplicità, ossia come una donna avanti negli anni, con i capelli d’argento pettinati all’indietro e lo sguardo assorto. Il volto risulta incorniciato d’alloro, attributo di artisti e letterati. 

Gaspare Traversi - Il ferito

 

Tecnica: olio su tela

1750 circa

 

Traversi riporta episodi di vita quotidiana, raffigurando una società umile e pittoresca allo stesso tempo. Il dipinto ritrae un uomo ferito, dall’espressione esageratamente dolorante, che viene accudito da una donna mentre il medico cerca di sollevargli la camicia per osservare la ferita. A sinistra, un personaggio completamente assorto, quasi estraneo alla tragedia, prepara una medicina. 

Le opere delle Gallerie dell'Accademia del Seicento e Settecento

 

Tecnica: olio su tela

1750 – 1755

 

La composizione fa parte di un gruppo di tele ispirate alla Gerusalemme liberata, il famoso poema epico di Torquato Tasso.

Con la sua pittura dal tocco fresco e lucente, Guardi libera tutta la propria vena decorativa. I personaggi rivivono gli avventurosi episodi del poema caratterizzati da influssi del barocco, evidenti nell’atteggiamento di Erminia che scesa da cavallo si avvicina a Tancredi con gesto quasi teatrale.

Pietro Longhi - Il farmacista

 

Tecnica: olio su tela

1751 circa

 

E’ il più noto tra i dipinti dell’artista, il quale riproduce l’interno della bottega di uno speziale in modo straordinario. 

In primo piano una donna, probabilmente afflitta dal mal di denti, viene visitata dal farmacista, mentre un vecchio scrivano compila le ricette. Il garzone, invece, controlla il braciere due forse è in preparazione un decotto. 

Alle spalle della donna, altri clienti attendono il loro turno. 

Si pensa che Longhi abbia preso spunto da una farmacia di Chioggia.

Alessandro Longhi - La fa

 

Tecnica: olio su tela

1758 circa

 

Tra le opere delle Gallerie dell’Accademia dei Seicento e Settecento è presente anche il figlio di Pietro, Alessandro, grande protagonista della ritrattistica veneta. 

 

Il dipinto appartiene al periodo giovanile dell’artista e ne reca in basso a destra la firma frammentaria. 

L’artista amplifica la composizione: Paolina Gambara, moglie di Pisani, domina con la propria figura la tela ed è attorniata dai suoi quattro bambini e dal marito Luigi. Il procuratore ha di fianco il padre, il doge Alvise Pisani. A destra si scorgono altri due uomini, probabilmente due fratelli di Luigi, mentre l’uomo in nero potrebbe essere l’abate Giovanni Gregoretti. 

Le opere delle Gallerie dell'Accademia del Seicento e Settecento

 

Tecnica: olio su tela

1760 circa

 

Entrato a far parte delle opere delle Gallerie dell’Accademia del Seicento e Settecento nel 1988, il dipinto è stato realizzato dall’artista poco dopo il suo ritorno da Londra. 

La città che si scorge in secondo piano è stata identificata con Padova, poiché si individua chiaramente porta Portello sorretta agli angoli da pilastri con capitelli ionici. 

Sotto l’edicola gotica si trova una tomba medievale nella quale si è riconosciuta una delle famose arche scaligere di Verona. La statua leonina, invece, ricorda una simile collocata all’ingresso dell’Arsenale. 

Canaletto - Prospettiva con portico

 

Tecnica: olio su tela

1765

 

La veduta di fantasia raffigura l’atrio, la corte interna, lo scalone d’accesso e il relativo ballatoio di un palazzo veneziano. 

La luminosità dei colori risulta impressa con grande maestria.

L’esistenza di numerose repliche, alcune delle quali autografe, dimostra il grande successo incontrato da questo dipinto.

Giandomenico Tiepolo - Apparizione dei tre angeli ad Abramo

 

Tecnica: olio su tela

1773 – 1774

 

La tela raffigura l’episodio dei tre angeli che predicono ad Abramo e alla moglie Sara la nascita di un figlio di lì a un anno. Per le figure dei messaggeri celesti e del vecchio patriarca, Giandomenico si è ispirato ad alcune opere del padre Giambattista. Il linguaggio del pittore veneziano, caratterizzato dall’uso del colore levigato, si inserisce nell’ambito delle nascenti forme neoclassiche. 

Francesco Guardi - Il bacino di San Marco, San Giorgio e la Giudecca

 

Tecnica: olio su tela

1774 circa

 

Francesco Guardi visse e lavorò sempre a Venezia, a differenza di altri vedutisti. I suoi dipinti, infatti, sono incentrati sulla città lagunare che rappresenta il suo soggetto prediletto. 

Il quadro raffigura un soggetto che l’artista ha riprodotto più volte. A sinistra, si scorge l’isola di San Giorgio Maggiore, sulla quale si erge il campanile a cipolla, crollato improvvisamente nel 1774. A destra, invece, si riconosce la Giudecca, con la chiesa di San Giovanni Battista dei monaci camaldolesi, successivamente distrutta, e la chiesa delle Zitelle. 

La veduta è occupata da un cielo color argento, solcato da minacciose nubi, mentre la laguna è attraversata da gondole e barche con le vele sfrangiate.

L’atmosfera è pervasa da un silenzio mesto e assorto che tradisce la consapevolezza dell’imminente declino della gloriosa repubblica.

 

Francesco Guardi - Incendio al deposito degli oli a San Marcuola

 

Tecnica: olio su tela

1789

 

La sera del 28 dicembre 1789 scoppiò un grave intendo nel deposito degli oli a San Marcuola. Guardi, alla veneranda età di settantotto anni, decise comunque di recarsi sul posto. Tracciò dunque due disegni dell’avvenimento, oggi conservati al Museo Correr di. Venezia e al Metropolitan Museum di New York. 

Il dipinto rappresenta le ultime fasi dell’incendio. Il fuoco si estende verso le case ed i pompieri, dai tetti, cercano di domarlo. 

Il colore dominante è scuro, steso in modo serrato, interrotto solo dai riflessi rossastri delle fiamme che conferiscono alla scena un senso di angoscia. 

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