Palazzo Labia

Palazzo Labia: a molti viene in mente la sede della RAI. A me no! Perché palazzo Labia è uno scrigno che raccoglie tesori preziosi, come i meravigliosi ed inestimabili affreschi del Tiepolo. Ma ne parleremo dopo…

Palazzo Labia
Palazzo Labia visto dall'incrocio tra il Canal Grande ed il rio di Cannaregio (Foto: Archivio personale)

Labia? No, Lasbias

I Labia erano originari di Gerona, nella Catalogna, dove si chiamavano Lasbias. Giunsero a Venezia verso la metà del Cinquecento, dopo esser passati da Avignone a Firenze.

Fecero ingresso nel patriziato cittadino nel 1646, chiaramente non agratis ma dopo un esborso di trecentomila ducati per il sostegno della guerra in Candia.

Giovan Francesco Labia decise dunque di farsi costruire palazzo in stile barocco degno della sua nuova posizione sociale.

Per la sua residenza scelse il luogo accanto all’antica chiesa di San Geremia, nel punto di incontro tra il Canal Grande ed il rio di Cannaregio. I lavori iniziarono verso la metà degli anni sessanta del Seicento e terminarono solo nel secondo decennio del Settecento.

Inoltre, verso la metà del XVIII secolo, Paolo Antonio Labia, pronipote del primo costruttore del palazzo, fece ampliare l’edificio sul campo San Geremia. L’attribuzione del palazzo è tuttora incerta. Si sono tramandati i nomi di due architetti, Alessandro Tremignon e Andrea Cominelli, ma non sono ancora chiariti i tempi dei loro rispettivi interventi e la parte spettante a ciascuno. Quello che è certo è che la cronologia dell’edificio comprende due fasi costruttive.

L'arte di palazzo Labia

Verso la metà del Settecento, Tiepolo realizzò dei meravigliosi affreschi. Nel salone del piano nobile, il celebre artista eseguì le Storie di Antonio e Cleopatra, mentre in altre due sale dipinse le figure di Zeffiro e Flora e di Bacco e Arianna. Qualcuno ha voluto riconoscere il committente Paolo Antonio Labia nel personaggio panciuto, dal volto fiero e dal copricapo simile ad una cuffia, che sembra assistere alla scena di Antonio e Cleopatra.

 

Si racconta che...

Ci si chiede se fosse lui il protagonista di una leggenda che racconta di un patrizio che aveva l’abitudine di gettare dalla finestra, alla fine dei banchetti, il vasellame d’oro dicendo: “L’abia o no l’abia, sarò sempre Labia”. Simpaticone.

Ma si racconta anche che, nell’acqua del canale, fosse tesa una rete e che il tesoro venisse ripescato immediatamente dopo la partenza degli ospiti. Oltre che simpaticone, era pure un volpone.

Ricchi.. ma destinati al declino

Di certo i Labia erano una delle famiglie più ricche di Venezia ed i gioielli della madre di Paolo Antonio, Maria Labia Civran, erano conosciuti per essere eccezionali. Persino il giovane gentiluomo francese Chales de Brosses in viaggio in Italia, nelle sue lettere agli amici scrive che sono “forse i più belli che possieda in Europa una persona privata”. Maria stessa, e non solo i suoi gioielli, era nota per essere una delle donne più belle dell’epoca. Tanto bella che re Federico IV di Danimarca l’aveva inclusa nell’elenco di belle donne delle quali aveva incaricato Rosalba Carriera di fare il ritratto per lui.

Nell’Ottocento il palazzo venne ceduto dalla famiglia Labia, ormai in declino, al principe Lobkowitz che a sua volta lo vendette a una pia fondazione israelita. In seguito divenne sede di una scuola per poi essere adibito a casa popolare, dove il salone affrescato dal Tiepolo serviva, ahimé, da stenditoio per il bucato.

Palazzo Labia, un palazzo per Cleopatra

Abbiamo menzionato gli affreschi di Giambattista Tiepolo che decorano il palazzo. L’intervento principale riguarda la decorazione del salone da ballo, che comprende l’intera superficio del soffitto e delle pareti.

Sul soffitto, all’interno di un grande oculo centrale, appare Bellerofonte in groppa al suo bianco Pegaso Alato che spicca il volo verso la Gloria e l’Eternità.

Sulle pareti, tra figure allegoriche e mitologiche disposte all’interno dell’architettura dipinta, si affrontano le due scene principali che narrano l’Incontro tra Antonio e Cleopatra e il loro Banchetto.

L’insieme costituisce una splendida testimonianza dell’insuperabile vena decorativa tiepolesca: alla magnificenza della partitura architettonica dipinta da Gerolamo Mengozzi Colonna, capace di creare spazi infiniti, il Tiepolo risponde realizzando le più coinvolgenti scene di teatro che egli abbia mai dipinto. Lo spettatore non può che attendere Antonio e Cleopatra, accompagnati dal corteo di servi, di maghi e di soldati, scendano dal molo per attraversare il salone.

A palazzo Labia la storia diviene realtà! Con uno spirito settecentesco, gli eventi vengono narrati in modo frivolo, quasi spiritoso.

Su tutto domina la straordinaria vena coloristica tiepolesca, un trionfo di tinte delicate e luminosissime.

Nella contigua Sala degli Specchi si trova, a soffitto, un Trionfo di Zefiro e Flora, stupendo per la luminosità dei colori e la frizzante vivacità della figurazione.

Palazzo Labia
Incontro tra Antonio e Cleopatra (1746 - 1747)
palazzo labia
Banchetto di Antonio e Cleopatra (1746 - 1747)

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